Osho: chi era davvero? Considerazioni sul maestro di realtà

Osho: chi era davvero? Considerazioni sul maestro di realtà

 

Articolo in 2 minuti – Osho fu un filosofo e mistico indiano, noto soprattutto per la sua concezione del mondo, moderna e rivoluzionaria, e per aver ideato delle pratiche meditative attive e dinamiche, più adatte allo stile di vita attuale.

Fu etichettato dai media come “il guru del sesso” per via delle sue idee libertarie rispetto al contesto storico in cui è vissuto.

Il messaggio di Osho è molto complesso, ma una sua sintesi può essere: “Sii Zorba il Buddha”, dove Zorba simboleggia l’incarnazione di chi gode dei beni materiali e Buddha rappresenta chi dedica la vita alla spiritualità.

Osho non ha mai voluto essere chiamato maestro. Tuttavia nessuno si infastidisce se si parla di lui come un maestro di realtà, anche per via del suo invito a vivere consapevolmente il qui e ora.

 


 

Per approfondire – Il vero nome di Osho era Chandra Mohan. Fu conosciuto, per un periodo, come Bagwan Shree Rajnesh.

Osho deriva da “Oceanic”termine coniato dal filosofo William James per indicare “l’esperienza di dissolversi nell’oceano dell’esistenza”. Per dare una definizione di chi compie questa esperienza, Bagwan scelse il termine Osho.

Professore di filosofia all’Università di Jabalpur, Osho (1931-1990) attinse da molte pratiche diverse per sviluppare le sue meditazioni attive. 

Il suo insegnamento, anche se di insegnamento vero e proprio non si può parlare, affonda le sue radici nelle filosofie e religioni orientali come l’induismo, il gianismo, lo yoga, il taoismo, il buddhismo zen e il tantra.

Si è ispirato anche al sufismo, il ramo mistico dell’Islam.

Osho ha anche attinto da alcuni tratti del pensiero occidentale, come dalla psicologia junghiana, umanistica e della Gestalt, dall’antica filosofia greca (in particolare Socrate) e da quella moderna (fu estimatore del testo di NietzscheCosì parlò Zarathustra”).

Di famiglia benestante, il suo grande amore per la lettura lo portò a possedere una biblioteca personale composta da più di 100mila libri sugli argomenti più vari (filosofia, letteratura, religioni).

Tenne numerose conferenze, prima all’università in cui insegnava, poi nel suo ashram di Pune, dove, attraverso discorsi pubblici volutamente provocatori, invitava all’ascolto attivo, senza giudizi.

L’ascolto è meditazione. Osho, infatti, invitava ad ascoltare gli spazi di silenzio fra le parole, poiché essi rappresentano il vuoto, che racchiude il significato dell’esistenza.

L’unica cosa reale è il vuoto – di tutti i pensieri, dei sentimenti e delle emozioni. Rimane soltanto l’essere testimone”.

L’amore per la ricerca della verità lo spinse ad andare oltre la teoria, portandolo a sostenere l’importanza della sperimentazione personale attraverso l’esperienza diretta.

Osho sosteneva che tecniche meditative come la Vipassana praticata dal Buddha (in cui si siede immobili a gambe incrociate per molte ore) non fossero più adatte all’uomo moderno, in particolare all’uomo occidentale.

Leggi anche: Cos’è la meditazione Vipassana?

Infatti, l’uomo occidentale, a causa della vita frenetica che conduce, è talmente sovraccarico di tossine e di stress che trova difficile passare immediatamente da uno stato di azione e movimento a uno di stasi e meditazione.

A tal fine ideò le meditazioni attive, ancor oggi praticate in tutto il mondo.

Devi espellere tutta la spazzatura di cui è piena la tua mente. Se non ti sei scaricato, non puoi sedere in silenzio”, diceva.

Attraverso tali tecniche si muove il corpo e si gioca. In una prima fase, sempre diversa, ci si scuote, si danza, si fa gibberish (si parla a vanvera), si impara a respirare in modo consapevole, si lascia andare tutto.

Dopodiché, una volta scaricati, si può meditare e il silenzio accade.

In realtà il suo messaggio è ancora più profondo e parla a uno spazio che va oltre la mente, la trascende. Non possiamo comprendere fino in fondo il messaggio di Osho e altri risvegliati fino a quando noi stessi non ci risvegliamo.

Una frase che però racchiude il suo “insegnamento” potrebbe essere: “Sii Zorba il Buddha”. Cioè, cerca di essere una sintesi di Gautama il Buddha, simbolo del distacco dal mondo materiale, e Zorba il Greco, il protagonista del romanzo di Kazantzakis Nikos, esempio di attaccamento alle gioie della vita.

Osho parlava di “uomo nuovo”, come colui che unisce questi due aspetti da sempre separati dalle credenze religiose.

Questa metafora è un invito all’equilibrio tra il mondo materiale e spirituale, senza eccedere da un lato o dall’altro. Questo il motivo delle Rolls Royce, di cui Osho possedeva una vasta collezione o degli abiti stravaganti.

Dopotutto Osho era un burlone che si prendeva gioco del consumismo e dei benpensanti.

Era solito dire l’opposto di quello che il suo interlocutore avrebbe voluto sentirsi dire: questo per provocarlo, per rompere gli schemi, i condizionamenti e far così cadere le maschere.

Osho è anche stato definito dalla stampa “il guru del sesso”. In realtà Osho vedeva il sesso come qualcosa di puro, spontaneo, senza tabù e condizionamenti sia religiosi che morali.

Si può quindi concludere dicendo che Osho è stato un maestro di realtà, che ha mostrato come godere del momento presente, del qui e ora, in piena consapevolezza.

“Non ho mai voluto essere il maestro per nessuno. Ma la gente vuole un maestro, vogliono essere discepoli, pertanto ho assunto il ruolo. È giunto il momento per dirvi che molti di voi sono pronti ad accettarmi come amico”.

(Osho, The Last Testament)

 


 

Fonti utilizzate:

 Bhagwan Shree Rashneesh, Meditazione Dinamica. L’arte dell’estasi interiore

Immagine tratta da unicacoscienza.altervista.org

2 Comments

  1. un pò riassuntivo..ma molto bello!!|!

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    • Si, ci sarebbe davvero tanto da dire, da approfondire. Grazie mille.

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