I figli della mezzanotte di Salman Rushdie

 

Saleem Sinai nasce alla mezzanotte del 15 agosto 1947, il giorno della proclamazione dell’indipendenza dell’India.

Il particolare momento della sua nascita fa sì che sia dotato di poteri soprannaturali, come gli altri mille e uno “figli della mezzanotte”, e che la sua storia sia indissolubilmente legata a quella dell’India.

È con questo romanzo che Salman Rushdie vinse nel 1981 il prestigioso premio inglese Booker Prize e portò sulla scena internazionale la letteratura indiana in lingua inglese.

Rushdie ha avuto il merito, come dice Arundhati Roy, di ottenere che “il mondo non chiedesse più all’India di essere una caricatura di se stessa e della sua cultura millenaria, ma di poter semplicemente alzare il viso e dire: Io sono così”.

 


 

Arrivato a un certo punto della sua vita, Saleem Sinai decide di scrivere la sua storia e noi lettori lo seguiamo affascinati attraverso la tessitura di una gigantesca e articolata ragnatela narrativa che avvolge ogni aspetto di un’India che cerca di inventarsi come nazione.

Con la sua varietà sconcertante, con le sue mille religioni, storie, razze, classi sociali, valori e disvalori, l’India diventa lo specchio di una labirintica esperienza umana, in cui anche il lettore occidentale sarà obbligato a riconoscersi.

Un mondo frammentato e frammentario, che non può essere altrimenti, come l’io, come la storia, come la memoria.

Il protagonista non può fare a meno di commentare la sua vicenda straordinaria mentre la scrive, suggerendo allusioni, facendo notare errori e imprecisioni nella ricostruzione dei fatti, inventando sul momento e proponendo la sua interpretazione, spudoratamente inattendibile, alla quale inevitabilmente crederemo.

Una vicenda davvero lunga e articolata, che inizia sotto il cielo blu del Kashmir degli anni Venti con la storia del nonno di Saleem e che continua attraverso la lotta per l’indipendenza, i conflitti fra India e Pakistan, la proclamazione dello stato del Bangladesh, il governo di Indira Gandhi e lo stato di emergenza.

Ogni fatto storico diventa personale, in quanto il protagonista è marchiato dai segni della storia nel corpo e nello spirito, vittima e allo stesso tempo involontario artefice dei fatti accaduti.

I figli della mezzanotte è un romanzo lussureggiante, prolisso, mitologico, picaresco, metaforico, profetico, ricco di situazioni assurde realizzate tramite una miriade di personaggi e un costante uso del realismo magico.

Scritto con una fantasia invidiabile, con continui virtuosismi letterari basati su artifici immaginativi, questo romanzo vanta inoltre una prosa affabulante, seducente, coltissima e linguisticamente geniale.


Consigliato a chi ama perdersi in romanzi non lineari, intricati, pieni di digressioni e di storie, anche magiche e fantastiche.

I figli della mezzanotte è la lettura perfetta sia per innamorarsi dell’India per la prima volta sia per chi già l’India la conosce e la ama (o la odia).


Salman Rushdie è nato nel 1947 in India, ha studiato e vissuto a lungo in Inghilterra e risiede ora negli Stati Uniti.

Ha vinto il Booker Prize nel 1981 con I figli della mezzanotte.

In seguito al suo romanzo I versi satanici, nel 1989 l’ayatollah iraniano Khomeyni emise una fatwa di condanna a morte, in seguito alla quale Rushdie ha vissuto per molti anni sotto scorta.


Salman Rushdie, I figli della mezzanotte, Mondadori 2008

(Edizione originale: Midnight’s Children, 1981)

Traduzione italiana di Ettore Capriolo

11,00 euro, 644 pagg.

Per altri consigli di lettura, visita la nostra sezione: Letteratura


Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Risolvi l'operazione * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.