Articolo in 2 minuti – E se Dio fosse un animale, quale sarebbe? Una scimmia, un serpente ma anche un topo: così potrebbe rispondervi qualunque indiano, aggiungendo tanto di spiegazione mitologica alla propria affermazione.

Non importa quale sia l’orientamento religioso, se la divinità prediletta sia Vishnu, Shiva o la Dea: modificando il soggetto il risultato non cambia.

La zoolatria, ovvero il culto religioso che considera gli animali come una manifestazione della divinità, ha fatto sì che in tutta l’India, creature di ogni sorta venissero (e vengano ancora) elevate allo status di entità divine per essere oggetto di culto da parte della stragrande maggioranza della popolazione hindu. 

Migliaia sono infatti i devoti pellegrini che ogni giorno, spinti da sentimenti di devozione ma anche di profana curiosità, si recano nei templi degli animali per render loro omaggio.

Dalla collina delle aquile in Tamil Nadu al tempio dei topi del Rajasthan, passando per quello dei cani in Karnataka, andiamo alla scoperta dei più importanti templi dedicati agli animali, in un viaggio che ci porterà in alcuni dei meno noti angoli del paese.


Per approfondire – Aquile, lucertole, serpenti, lucertole, topi, sciemmie, cani: il nostro viaggio fra i templi degli animali coinvolge i più svariati animali, dal Sud al Nord dell’India.

Il tempio delle aquile

A 15 kilometri da Mamallapuram, si trova l’allegro villaggio di Thirukazhukundram. Sulla sommità di una collina presso questa città sorge il tempio di Vedagirishvara, dedicato a Shiva.

Il nome del paese, di difficile pronuncia, ci racconta la storia leggendaria del luogo: Thiru-Kazhugu-Kundram in lingua tamil significa “la rispettabile montagna delle aquile”.

Infatti due volatili dovrebbero sorvolare le fertili pianure del Tamil Nadu per giungere a posarsi in cima al promontorio roccioso intorno a mezzogiorno, in cerca di cibo.

La tradizione vuole che le cosiddette aquile (trattasi invece di due avvoltoi egiziani), probabile incarnazione di due veggenti divini (rishi), siano originarie di Varanasi e che, qualora dovessero mancare all’appuntamento, la colpa sarebbe da imputare alla presenza di peccatori tra i visitatori.

Sarà dunque per il dilagare della corruzione nel mondo che di questi volatili pare non essersi più vista neanche l’ombra dal lontano 1998? Un piccolo dettaglio che tuttavia non trattiene i fedeli dal raggiungere la cima del monte.

Una scalinata di 550 gradini, da percorrere a piedi scalzi, separa il santuario dal fondo valle, da dove centinaia di pellegrini giungono infatti ogni giorno per rendere omaggio allo Shiva lingam (icona fallica) custodito nella cella del tempio.

Colori da tutta l’India e sorrisi di complicità per lo sforzo sostenuto vi accompagneranno lungo la ripida salita da cui si godono vedute spettacolari dell’altro tempio della città, il Tripurasundari Amman Temple, dedicato invece a Parvati, “la bella dei tre mondi” consorte del grande Dio.

 

Il tempio delle lucertole

Ancora in Tamil Nadu, a Chinna Kanchipuram, sorge uno dei Divya Desams, i 108 templi consacrati a Vishnu descritti nei testi dei santi poeti tamil (Alvar) che costituiscono meta di pellegrinaggio per tutti i devoti di fede vaishnava.

Il Varadaraja Perumal Temple, oltre all’importanza che ricopre dal punto di vista storico-artistico, è l’unico che vanta la presenza di due lucertole tra le sue icone sacre.

Una d’oro e l’altra d’argento, si trovano custodite all’interno di una delle tante celle del tempio. La tradizione vuole che chiunque le tocchi venga liberato da ogni sorta di problema o malattia risultante dall’accumulo di karma negativo, sia esso consapevole o inconsapevole. Le lucertole sono infatti considerate delle creature divine capaci di trasmettere buona o cattiva sorte.

Si dice, per esempio, che se una lucertola dovesse cadervi in testa, potrebbe accadervi una terribile disgrazia; se invece dovesse cadervi sui piedi, preparate le valigie perché si parla di viaggi in vista!

 

Il tempio dei serpenti

In Kerala, di tutti i templi consacrati al dio serpente, quello di Mannarasala – dedicato al re di questi (Nagaraja) – è sicuramente il più importante. Situato a pochi kilometri da Haripad, nel distretto di Alappuzha, e nascosto tra la fitta vegetazione tipica di questa regione, trattasi di un luogo in cui storia e leggenda si intrecciano l’una nell’altra fino a confondersi.

Fondato secondo il mito dalla sesta discesa in terra (avatara) di Vishnu, ovvero da Parasurama in persona, il tempio custodisce svariate migliaia di icone serpentine, simboli consolidati di fertilità e abbondanza.

Novelli sposi e devoti pellegrini da tutto il paese giungono fin qua recando le loro offerte, ognuna delle quali servirà da pegno per la realizzazione di specifiche richieste: tra le varie burro chiarificato (ghee) per una lunga vita, un caratteristico recipiente di bronzo (uruli) per le coppie in cerca di un figlio e curcuma per proteggersi dal veleno.

 

Il tempio dei topi

Benvenuti a Karni Mata, il tempio di Deshnok, in Rajasthan, l’unico al mondo dove ad essere venerati sono migliaia di topi!

Avete capito bene, autentici ratti! Ma questa è l’India, perché vi stupite?

Karni Mata, venerata localmente come incarnazione della grande dea Durga, fu una donna-asceta che visse a cavallo tra il XIV e il XV secolo.

Nata nella casta dei Charan, i cui membri sono riveriti per essere grandi poeti e ancor migliori soldati, assunse presto il titolo di divinità madre occupando un ruolo importante nelle vite di grandi sovrani dell’epoca tra i quali Rao Jodha, fondatore di Jodhpur.

Racconta il mito che un giorno la donna chiese a Yama, il Dio della morte, di riportare in vita un bambino, figlio di un cantastorie Charan. Il Dio rispose che non avrebbe potuto farlo, poiché il piccolo si era già reincarnato.

Fu allora che Karni Mata andò su tutte le furie e proclamò che da quel momento in poi ogni Charan, dopo la morte, avrebbe eluso il passaggio nel suo regno per essere giudicato e si sarebbe reincarnato direttamente in un topo.

Ecco quindi la ragione di tanta devozione verso i migliaia di roditori scorrazzanti che ogni giorno vengono nutriti con latte, zucchero e gustosi dolcetti a base di burro. Vedere per credere!

 

Il tempio delle scimmie

Sempre in Rajasthan ma questa volta a 10 kilometri da Jaipur, nella località di Khania-Balaji, si trova il famoso Galwar Bagh, anche noto come Galtaji Temple, la dimora dei macachi indiani. Arroccato in una stretta gola rocciosa dei Monti Aravalli, il complesso templare comprende diversi santuari, uno dei quali ovviamente dedicato ad Hanuman che secondo la tradizione sarebbe il re dei primati nonché fedele servitore del dio Rama.

Sette vasche idriche, colme di quell’acqua che sgorga quasi miracolosamente dalle rocce di un territorio altrimenti arido, tra i più aridi dell’India, sono la risorsa naturale che attira una popolazione di pare oltre cinquemila scimmie, la cui presenza ha fatto guadagnare al luogo il soprannome di “Palazzo delle scimmie”.

Munitevi di un bastone se possibile (troverete sicuramente qualcuno all’entrata disposto a noleggiarvelo in cambio di qualche rupia) ed evitate di recare con voi cibo o bevande perché qui – e come del resto ovunque in India – le scimmie possono essere davvero rapaci.

 

Il tempio dei cani

Ebbene sì, non ci crederete ma l’ultima trovata indiana è stata quella di inaugurare un tempio dedicato ai migliori amici dell’uomo: i cani. È successo nello stato del Karnataka, in un villaggio vicino a Channapatna nel distretto di Ramanagara, a circa 60 kilometri da Bangalore.

Era il 2010 quanto gli abitanti del luogo hanno concordato di elevare la razza canina allo status di divinità e di fondare quindi un santuario dedicato al dio cane, emblema per eccellenza di lealtà e fedeltà.

Sembrerebbe che le due icone presenti all’interno della cella sacra, celebrate come divinità dalla gente del posto, siano in grado di esaudire i desideri dei devoti e di proteggerli dalla sventure che potrebbero incombere su di loro.

Ricordate: in India tutto è possibile!

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Immagine principale tratta da news.firstinservice.com

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