In questo articolo Nav Ghotra ci racconta le difficoltà di Nandita, una ragazzina di 13 anni appena arrivata in Italia. Ci racconta di come un gesto semplice come quello di fare un bagno in costume insieme alle amiche possa diventare simbolo di malcostume, ed essere criticato perfino dalla propria madre. 

Nav è una ragazza di origini indiane che vive da molti anni in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, ha anche quella per la poesia; la potete seguire sul blog Mix Masala.

Articolo originale tratto da Mix Masala e disponibile a questo indirizzo.


Nandita ha 13 anni, si è da poco trasferita in Italia. Siede sui banchi di scuola con la testa ben pettinata in una treccia luccicante d’olio di neem. Indossa una camicetta bianca a fiorellini blu, abbastanza aderente ed i jeans a zampa, come vuole la moda del momento. Questi capi sono stati comprati dal padre che lavora come operaio in una fabbrica. Molti dei vestiti di Nandita, sono stati presi alla Caritas del paese dove abita. Fare una fila alla Caritas, per avere abiti gratis è qualcosa che soddisfa. Non bisogna spendere e si avranno vestiti quasi nuovi, usati da gente italiana. Si troverà anche qualche cosa di firmato, forse.

“Poiché tutti a scuola indossano cose firmate, forse sarà meglio che lo faccia anch’io, così sembrerò meno straniera” pensa l’adolescente.

Nandita si deve assentare un’ora al giorno per tutti i giorni, durante le lezioni normali e frequentare lezioni d’italiano con un insegnante in pensione. L’insegnante è molto buona e paziente con Nandita, anche perché lei impara molto in fretta. Ha difficoltà con i verbi, ma se la sta cavando abbastanza bene.

A scuola in India, indossava l’uniforme composta da una camicia a righe verticali, gonna blu scuro, calze bianche e scarpe nere. Capelli ben pettinati in due code laterali, infiocchettate in nastri azzurri. Gli studenti erano tutti vestiti uguali, tranne chi faceva gli anni che era libero di indossare abiti diversi, colorati.

Nandita per un periodo indossava sempre lo stesso maglione quando iniziò la scuola in Italia. E qualche studente glielo fece notare “Ma perché indossi sempre lo stesso maglione?” Lei per imbarazzo, chinò la testa e non seppe rispondere. Andò a casa e se lo tolse ferocemente di dosso e decise che non l’avrebbe mai più messo fuori casa.

I mobili della casa di Nandita erano dei regali raccattati dai vicini, gente che se ne sarebbe liberata alla discarica ma forse era meglio regalarli a qualche straniero, visto che erano ancora ben funzionanti.

La madre di Nandita, ha cominciato a lavorare come signora delle pulizie da una ricca signora italiana in una villa. La ricca signora ha due figlie che studiano in America, anche lei ha preparato delle buste di vestiti, sapendo che la signora delle pulizie ha una figlia che ne potrebbe avere bisogno. Le cose regalate a Nandita, le stanno un po’ grandi ma il padre la convince che le stanno meravigliosamente e poi sono di griffe rinomate, che Nandita non ha mai sentito nominare. “È alta qualità, lo si sente subito dal tocco del tessuto” dice la madre.

Nel villaggio in India, era tutto diverso. Non esistevano le firme, la gente si sceglieva i vari metri di tessuto, che poteva essere seta o velluto o cotone ecc e andava dal sarto per farsi fare l’abito su misura. Il sarto misurava, domandava le preferenze di lunghezza, larghezza per comodità a tutti ma non ci scriveva mica il suo nome sopra tipo Gucci o Armani.

Nandita voleva i suoi vestitini stretti stretti, era una fissazione. Qualche volta la madre, le comprava i vestitini già fatti su misura. Quelli erano diversi da come li faceva il sarto locale, erano molto più belli. Quando la madre la portava al negozio d’abiti, la lasciava libera di scegliere il colore, il modello e poco importava il prezzo. Quei bei vestitini Nandita se li sarebbe messi al compleanno a scuola oppure a qualche matrimonio o evento speciale.

Quei vestitini, in Italia erano un lontano ricordo. Uno di quei ricordi che non torneranno, un po’ per l’età e un po’ per le circostanze. La famiglia in Italia ha bisogno di risparmiare e non c’è da domandare nulla finché c’è una casa in cui vivere, il cibo più che sufficiente per sfamarsi e l’istruzione per non rimanere ignoranti.

La ricca signora della villa, dove lavora la madre di Nandita, ha un nome; si chiama Giovanna ed è una signora di gran classe, parla lentamente e con dolcezza, come se avesse il miele in bocca. Muove le mani con grazie e ama cucinare crostate. Parla continuamente delle figlie, che sono rientrate a casa per le vacanze estive e sguazzano nella piscina della villa. Nandita che è andata ad aiutare la madre nella villa, le guarda da dietro il vetro con lo sguardo assetato di chi vorrebbe sguazzare nell’acqua. Giovanna da dietro le dice che può farsi anche lei una nuotata se vuole. Nandita sorride imbarazzata e le fa cenno di no con lo sguardo rivolto verso il pavimento.

“No, non posso….”

“Ma perché? Non hai il costume? Non ti preoccupare, te ne do uno io. Quale preferisci, due pezzi o uno intero?”

Nandita rimane ammutolita, si morde le labbra e serra le mani dietro la schiena. Intanto Giovanna le si para davanti “Ecco, provati questo e fatti vedere” e le consegna un costume intero.

Nandita esitando lo prende, si fa coraggio ed entra in bagno per cambiarsi. Quando esce dal bagno, trova sua madre davanti che la fissa con sguardo di disapprovazione.

“Guarda come stai bene, sembri uno stecchino in quel costume. Non ti facevo così magra con quei vestiti larghi addosso” grida Giovanna “Vai, vai in piscina ora!”

La madre la segue con lo sguardo e la fissa da dietro il vetro mentre sguazza sorridente nell’acqua.

Tornate a casa dalla villa, la madre è decisa a farle il rimprovero ma decide di tacere davanti alla figlia e confessare tutta la situazione al marito.

“Oggi tua figlia si è fatta il bagno nuda in piscina, è una scostumata e sta crescendo molto male!!”


Foto presa da https://www.dia.org/events/dft-animation-club-sita-sings-blues