Anand Giridharadas è nato negli Stati Uniti da genitori emigrati in India, e a un certo punto della sua vita, nel 2003, decide di tornare a vivere in India.

L’India che fino ad allora aveva conosciuto, tramite brevi soggiorni a casa dai parenti in India, era una nazione indolente, tranquilla e pigra, dove tutto era stabilito dalla famiglia e dalla tradizione, dove niente era lasciato alla libera iniziativa del singolo, dal matrimonio alla vita professionale.

Ora trova invece l‘India nel grande cambiamento economico, che non è solo materiale, ma è anche una trasformazione del carattere e degli stili di vita. E questo a tutti i livelli, non solo da parte di chi ne ha beneficiato, non solo da parte dei ricchi.


Nei sei capitoli del libro Anand Giridharadas descrive i diversi aspetti di questo grande cambiamento, sempre attraverso incontri e interviste con i protagonisti di questa rivoluzione.

In Sogni, l’autore descrive la trasformazione che ha cambiato la società indiana negli ultimi anni.

Prima, l’India sembrava un posto rispettabile, generoso, represso e angusto. Senza dinamismo e iniziativa individuale, colma di cautela, pedanteria, servilismo e paura.

Oggi si è riempito di sogni: i sogni di chi scappa dalla campagna verso le città. Il sogno di un microonde, di un frigorifero, una moto, di spezzare i vincoli della casta, di possedere un tetto proprio sotto cui dormire, di sposare chi si vuole.

Che cosa significhi avere questi sogni è descritto nel capitolo Ambizione, esemplificato dal personaggio di Ravindra, un self-made man (non più un “other-made man“, come era nell’India tradizionale dove l’individuo era forgiato dalla famiglia e dalla casta) che dalla campagna si è ingegnato a vendere corsi di inglese.

Ravindra ha reinventato la sua vita al di fuori dei binari stabiliti dalla società tradizionale, leggendo i manuali di autoaiuto americani, ma così facendo è diventato incapace di amare o di comunicare (sa farlo solo tramite chat).

L’inglese è lo strumento che è riuscito ad allontanarlo dalla povertà assoluta delle campagne, anche se è un inglese pratico e povero, che esclude qualsiasi conoscenza di arte o letteratura, e che ben rispecchia una certa grettezza di questa nuova ambizione indiana.

Ma non è detto che l’India sia diventata più occidentalizzata, come ben descrive il capitolo Orgoglio.

Anzi, gli estimatori del coloniasmo inglese e della cultura anglosassone sono scomparsi e al loro posto sono cresciuti gli induisti fondamentalisti, spesso in chiave anti-islamica: il rifiuto dell’eredità coloniale va oggi a braccetto con il provincialismo anti-musulmano della nuova middle class.

Anche nel mondo del business rimane comunque l’importanza tutta indiana della relazione personale che muove i fili degli scambi commerciali, lubrificati dalla corruzione e dalle raccomandazioni.

Per capire meglio il mondo del business indiano, Anand Giridharadas va a Hyderabad, sede di molte multinazionali e della Banca Mondiale, una città che ha visto enormi trasformazioni.

Ed è a Hyderabad, nel capitolo Rabbia, che analizza i cambiamenti dal punto di vista politico, con l’aiuto di Vena, un rivoluzionario “part-time” che di giorno scrive elogi entusiasti dell’imprenditorialità sull’Economic Times e di notte sogna la lotta di classe.

E’ con lui che vengono fuori tutte le contraddizioni e i limiti del pensiero politico indiano di stampo marxista: secondo lui, niente è cambiato con il capitalismo, che è di fatto una nuova divisione in caste, dove i nuovi bramini sono diventati gli ingegneri informatici e gli intoccabili sono i contadini espropriati dalle proprie terre per far spazio all’aeroporto per far arrivare in città nuovi ingegneri.

La soluzione, quindi? Una rivoluzione culturale in stile maoista.

Tornando invece alla sfera privata, il cambiamento si riflette anche sulle relazioni fra uomo e donna, e in particolare sul matrimonio (siamo qui al capitolo Amore).

Un tempo il proprio ruolo famigliare era svolto all’interno di modelli preconfezionati e stabiliti, il matrimonio era una delle tante relazioni all’interno di una famiglia più ampia, in cui il rapporto più importante era quello fra figli e genitori e non quello fra marito e moglie.

Oggi, soprattutto per i giovani, è la coppia a essere al centro, ma questo nuovo modello spesso non regge, tanto che sono in spaventoso aumento le cause di divorzio.

Sembra che ancora l’India non abbia trovato una sua strada e che in realtà i due modelli (nuovo e vecchio) convivano fianco a fianco.

E’ il caso della famiglia “semicongiunta” presentato nell’ultimo capitolo del libro, Libertà: le famiglie di due fratelli punjabi, i Chacha di sopra e i Chacha di sotto, vivono nello stesso condominio a due piani diversi, ma hanno uno stile di vita opposto.

Una famiglia ha sposato l’efficienza, l’aria condizionata e la libertà individuale, mentre l’altra ha preferito restare con lo scarico del bagno rotto e il codice tradizionale dell’onore che crede nella famiglia, nell’orgoglio e nel fatalismo.

Ma quindi, fra queste due visioni del mondo, che cosa scegliere?

Se inizialmente l’autore aveva in simpatia il grande cambiamento indiano, perché per molti ha significato uscire dalla povertà e dalle disuguaglianze, dopo l’esplorazione di queste realtà è costretto a concludere che in molti casi il cambiamento sia coinciso con un impoverimento, materiale e spirituale.


Consigliato soprattutto a chi ancora non ha avuto modo di rendersi conto direttamente (visitando l’India o visitando altri libri simili) del cambiamento indiano degli ultimi anni.


Anand Giridharadas è nato nel 1981 negli Stati Uniti da genitori indiani. Nel 2003 si trasferisce in India, prima come consulente, poi come giornalista. Nel 2009 ritorna negli Stati Uniti.


Anand Giridharadas, Ritorno in India, Dalai Editore 2012

Edizione originale: An Intimate Portrait of a Nation’s Remaking, 2011

Traduzione di Giuseppe Gallo

357 pagg., 19 €