Strabiliare con i numeri e fare il gioco dei primati mondiali è facile, quando si parla di India.

Con un miliardo e duecento milioni di abitanti, l’India è sede sia del maggior numero di ingegneri informatici del mondo, sia del maggior numero di persone che vive sotto la soglia di povertà.

Questo gioco dei numeri funziona ancora meglio con Mumbai, una delle città più popolose al mondo, in cui ogni giorno affluiscono migliaia di persone e in cui presto vivrà più gente che nel continente australiano.

 “Maximum city di Suketu Mehta è un interessante reportage su Mumbai (che l’autore preferisce chiamare con il vecchio nome, Bombay): un libro che ha il pregio di saper trasformare questa grande massa di numeri, persone, case, soldi, strade, locali, in storie umane.

 


 

In “Maximum city” ci sono senz’altro numeri e cifre impressionanti.

Per esempio quelle che riguardano i soldi e il loro valore, diverso a seconda di chi li possiede: veniamo a sapere quanto guadagna una ballerina di un locale (tanto) e per quanto (poco) si può ingaggiare un killer per uccidere qualcuno.

Quanto al giorno guadagna una mendicante (50 rupie, circa 60 centesimi di euro) e quanti multipli di queste 50 rupie si possono spendere in un pomeriggio per una festa di compleanno per bambini (4000. Multipli, non rupie).

Ma sono le storie che danno una dimensione umana a Bombay, città assurda, ingiusta e profondamente vitale. Prima di tutto la storia dell’autore, che si ritrova a tornare a casa dopo tanti anni vissuti negli Stati Uniti e in Europa. Ci perdiamo così nella sua geografia personale, nelle sue lotte quotidiane per l’affitto e l’idraulico.

Fa parte della sua storia anche andare in giro a intervistare e conoscere i vari personaggi che diventano tanti simboli di un’esistenza multiforme (perché “siamo individualmente multipli”): la sua moneta sono le storie.

Con questa moneta Suketu Mehta, senza mai giudicare nessuno, compra le storie dei membri dello Shiv Sena, il partito nazionalista hindu, xenofobo e violento, responsabile dei massacri fra hindu e musulmani del 1993, fino ad arrivare all’incontro con il suo leader Bal Thackeray (poi morto nel 2012, dopo la pubblicazione del libro).

Compra storie dalla polizia: le storie dei loro “incontri” (sparatorie senza superstiti) con le bande criminali, delle loro torture, della loro onestà e della loro corruzione.

Storie dalla grande “distilleria di piacere”, il mondo di Bollywood che tanto pervade la vita della gente. Storie dai locali notturni, dove le ballerine decidono loro, con astuzia e dignità, cosa fare degli uomini che le corteggiano.

Storie dagli slum, dai marciapiedi dove vivono poeti e immigrati del Bihar giunti in cerca di fortuna. Storie di giainisti che hanno deciso di rinunciare a tutto per seguire un cammino spirituale.

Alla fine di tutto questo groviglio di esistenze, di latrine sporche e slum sovraffollati, l’immagine più bella del libro è quella, rassicurante, che chiunque può sperimentare sui mezzi di Bombay.

Se siete in ritardo per il lavoro, la mattina a Bombay, e arrivate alla stazione proprio quando il treno sta ripartendo, potete correre a fianco dei vagoni gremiti e vedrete molte mani che si allungano per aiutarvi a salire, protendendosi dal treno come petali. Mentre correte lungo la banchina sarete presi su e sull’orlo della porta aperta verrà fatto un minuscolo spazio per i vostri piedi. Il resto sta a voi. […]

Al momento del contatto, non sanno se la mano che si allunga verso di loro appartiene a un indù, a un musulmano o a un cristiano, a un bramino o a un intoccabile. Sanno solo che state cercando di raggiungere la città dell’oro, e tanto basta. Sali a bordo, dicono. Ci stringiamo.”


Consigliato a chi vuole visitare Bombay o a chi l’ha già visitata, con l’avvertenza di non farsi spaventare di fronte ai racconti di questa grande città.


Suketu Mehta è nato a Calcutta nel 1963, è cresciuto a Bombay e vive a New York. È tornato a vivere per un periodo a Bombay per scrivere Maximum city.


Suketu Mehta, Maximum City. Bombay città degli eccessi, Einaudi 2006

(Edizione originale: Maximum City. Bombay lost and found, 2004)

Traduzione italiana di Fausto Galuzzi e Anna Nadotti

19,50 euro, 544 pagg.

Per un altro libro ambientato a Bombay, leggi anche: Nessun dio in vista di Altaf Tyrewala


Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India