“Mare di papaveri”, pubblicato nel 2008, è il primo romanzo di un’avvincente trilogia dove varie storie si intrecciano sullo sfondo della Prima Guerra dell’Oppio, combattuta fra Impero Britannico e Cina dal 1839 al 1842.

“Mare di papaveri” descrive il mondo della produzione dell’oppio nel Nord dell’India e quello dei coolie, i nuovi schiavi, trasportati in giro per il mondo come forza lavoro.

Con “Il fiume dell’oppio”, uscito nel 2011, ci spostiamo invece a Canton, nel cuore pulsante del commercio globale, dove i mercanti di varie nazionalità agiscono in nome del libero mercato e del profitto personale.

In “Diluvio di fuoco”, uscito in Italia lo scorso ottobre, torniamo inizialmente in India, ma solo per seguire nuove e vecchie storie che convergeranno ad Hong Kong nell’azione militare vera e propria.

Colonialismo, ideologia del libero mercato, commercio di droga, globalizzazione dei consumi, lavoratori migranti e guerre.

L’intera trilogia è una chiave di lettura dei nostri tempi, arricchita da personaggi e storie memorabili.

 


 

1838. La Guerra dell’Oppio alle porte, il colonialismo inglese in India, il commercio con la Cina, la trasformazione delle campagne indiane in distese di papaveri per la produzione d’oppio. Questa la Storia.

Il figlio di una schiava nera che viene dagli Stati Uniti. Un carrettiere intoccabile, grosso e buono. Una giovane francese orfana che vive in India. Un raja, ingenuo e delicato, decaduto e incarcerato. Un cinese, criminale e oppiomane.

Una donna presto vedova che sfugge al suo destino. Un gruppo di lascari, i marinai di tutte le razze possibili dell’Oceano Indiano, con una lingua tutta loro. Queste le storie.

Sembra all’inizio che tutte queste storie scorrano parallele, senza toccarsi mai, se non all’infinito. E invece si incontrano quando l’infinito si materializza in un unico punto, quando si ritrovano tutti nella stessa barca.

In senso figurato, in quanto il destino di ognuno dipende da quello di tutti gli altri. In senso letterale, in quanto quel punto di incontro è un veliero, la Ibis, uno di quelli che si aggirano per i mari a commerciare schiavi e oppio per arricchire l’impero inglese.

E in quel punto d’incontro, man mano che la Ibis si allontana dalla terra ferma, si lasciano indietro anche tutte le regole che valevano a terra. Razze, nazionalità caste, lingue e tradizioni diverse si intersecano e si incontrano.

Nonostante la densità di personaggi, di termini in varie lingue diverse, di storie e di dettagli, il romanzo scorre veloce, fluido, come il Gange fra le sponde di papaveri per raggiungere il “Nero Oceano”.

Ed è proprio in balìa delle onde che ci troveremo, nel finale, desiderosi di continuare a leggere il secondo romanzo, per sapere come e dove vanno a finire a tutti i personaggi.

Chi già conosce Amitav Ghosh, ritroverà il suo gusto per le descrizioni (bellissima quella dell’oppificio, girone dantesco dei dannati che lavorano l’oppio) e la sua accuratezza storica.

La ricerca linguistica è poi curatissima: ogni personaggio parla un inglese diverso, contaminato ora dal bengali, ora dal bhojpuri, ora dal cinese, ora dal francese, ora dal lascari, ora dal zubben, “la sfavillante lingua d’Oriente, solo una spruzzatina di parole negre mescolate con un po’ di oscenità”.

Il romanzo è intriso di parole in lingue diverse e rigorosamente senza glossario. Ghosh non ha voluto nessun tipo di nota, di apparato, di spiegazione, neanche il corsivo per le parole in hindi o bengali, neanche le virgolette.

Questo per non creare il mito di una lingua pura e di gerarchie fra parole: anche la lingua è tutta una mescolanza e una contaminazione, come le razze e le nazionalità dei personaggi del libro.


Consigliato a chi ama la storia e l’avventura: il numero delle pagine e delle parole straniere non deve spaventare, perché è un romanzo avvincente e pieno di suspence.


Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1965, ha studiato a Dehradun, Delhi e Oxford e ha vissuto in India, Iran, Egitto e Stati Uniti.

Ha scritto anche Lo schiavo del manoscritto, Le linee d’ombra, Il palazzo degli specchi, Cromosoma Calcutta, il paese delle maree.


Amitav Ghosh, Mare di papaveri, Neri Pozza 2008

(Edizione originale: Sea of poppies, 2008)

Traduzione di Norman Gobetti e Anna Nadotti

18,50 euro, 543 pagg.

Per altri consigli di lettura, visita la nostra sezione: Letteratura


Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India