“Lo scrivano di Bombay” è il romanzo di esordio di Anjali Joseph, una giovane scrittrice che ha cercato di rappresentare la “sua” Bombay.

A differenza di altri libri ambientati a Bombay, come per esempio “Giochi sacri” o “Nessun dio in vista” che di questa città esaltano il caos metropolitano, la vita frenetica in una città sovraffollata e il mare ribollente del grande intreccio di storie e personaggi, quella dello “Scrivano di Bombay” è una città di quiete, dove i giorni scorrono con la lentezza della vita quotidiana e dove la gente normale fa cose normali.


La città descritta nel romanzo è una Bombay fatta di piccoli angoli, di raggi di luce alle diverse ore del giorno che il cielo riflette per illuminare vie, sobborghi e personaggi.

E’ una Bombay fatta di pioggia e di ombrelli, appartamenti e cucine, tazze di tè e lavori di casa, gechi negli armadi e fantasmi sui muri, bancarelle di libri usati e canti di uccelli, stazioni e treni che diventano piccoli spazi di riflessione dei personaggi sulla via di casa.

Una città che viene fuori in immagini lievi e accenni nitidi, e che se ne sta tranquilla sullo sfondo delle vicende di questo romanzo delicato e sottile.

Lo scrivano di Bombay non ha una trama vera e propria.

Mohan e Lakshmi sono una coppia sui cinquant’anni che sta perdendo giorno dopo giorno la vitalità del matrimonio nella quotidianetà della vita pacata della piccola borghesia.

Lui come lavoro scrive lettere per chi non sa scrivere, di fronte all’ufficio postale, e ama i libri usati; lei sta a casa, rendendosi conto che il rapporto più profondo che ha nella sua vita è, tristemente, quello con le camicie da lavare.

A casa loro, nel complesso residenziale suburbano e sonnolento che si chiama appunto Saraswati Park, arriva come ospite il nipote Ashish, un diciannovenne insicuro e annoiato che deve ripetere l’ultimo anno di college e che cercherà amore e comprensione nelle relazioni prima con un suo compagno e poi con l’insegnante un po’ misterioso e affascinante che gli dà lezioni private.

Queste vicende sono tracciate con un ritmo quieto e malinconico, con una prosa delicata e meticolosa, che con poche parole sa caratterizzare anche il più secondario dei personaggi, un domestico o un’insegnante del college.

La scrittura discreta e tranquilla descrive perfettamente la poesia che sta nei sogni modesti, nelle piccole tragedie quotidiane, nei desideri disperati e inespressi, nei silenzi dimessi che allontanano a poco a poco le persone, ma che allo stesso modo possono anche riavvicinarle.


Consigliato a chi ama le piccole storie personali e i personaggi descritti nella loro quotidianetà, nei loro piccoli sogni e nelle loro grandi incertezze.

Anjali Joseph è nata nel 1978 a Mumbai e attualmente vive in Inghilterra. Ha lavorato come insegnante e giornalista.

Anjali Joseph, Lo scrivano di Bombay, Bollati Boringhieri 2012

(Edizione originale: Saraswati Park, 2010)

Traduzione di Manuela Faimali

pp. 268, € 19

Per un altro libro ambientato a Bombay, leggi anche: Giochi sacri di Vikram Chandra