Potremmo dire che “La storia dei miei assassini” si inserisce in quel filone di romanzi che descrivono la violenza della società indiana.

Nelle sue pagine incontriamo poliziotti corrotti, traffico d’armi, bambini sfruttati, guru personali, pistole, banditi e, ovviamente, assassini.


Il protagonista di questo romanzo, un giornalista investigativo di Delhi, apprende dalla televisione che, senza neanche accorgersene, è scampato a un attentato e i suoi killer sono stati arrestati.

Viene messo sotto scorta, ma sembra che di questa storia non gli interessi saperne più di tanto, preso com’è dagli intrallazzi per salvare la sua rivista dalla chiusura e dai furiosi incontri di sesso con Sara, la sua amante.

Sarà proprio lei a interessarsi alle storie dei suoi assassini finiti in carcere, il cui ruolo rimane misterioso a tutti e tanto più a loro stessi.

Così le vicende del protagonista si alternano nella narrazione alle storie dei suoi cinque killer, che da bambini innocenti diventano criminali e assassini in modo più che naturale, viste le circostanze in cui si ritrovano, dai marciapiedi della stazione di Delhi alle campagne popolate dai dacoit (banditi armati fino ai denti).

Perché i cinque disgraziati hanno sì un tentato omicidio sulla coscienza, ma alla fine loro stessi sono vittime di un sistema spietato e molto più grande di loro.

La storia è una intelligente riflessione sul potere, esercitato tramite il denaro, il sesso, la violenza, la paura e intrecciato in un sistema di cui ognuno è a sua insaputa vittima e carnefice.

Le descrizioni sfociano spesso nel pulp, accompagnate da espressioni e volgarità all’altezza del peggior assassino.

All’inizio questo ha un effetto di disturbo, per noi che ce ne stiamo, come il protagonista, comodi comodi in un mondo elitario e inconsapevole che ignora cosa succede nelle campagne o sui marciapiedi.

Ma all’ennesima descrizione di cervelli spappolati, stupri brutali, arti mutilati con relativo cadavere fatto a pezzettini e quant’altro, le diverse storie degli assassini risultano un po’ ripetitive.

Ma La storia dei miei assassini rimane comunque un libro molto interessante, con una forte personalità, in grado di parlare senza remore di tutte le ombre più scure dell’India.


Tarun J Tejpal, nato a Dehli nel 1963, è giornalista e direttore di Tehelka, il settimanale indiano famoso per le sue inchieste che hanno fatto tremare (e dimettere) potenti e ministri.

Nel 2013 è stato sotto i riflettori per l’accusa di molestie sessuali da parte di una sua dipendente, fatto ancora poco chiaro.

Ha scritto anche L’alchimia del desiderio e Il sospiro lieve dei sensi.


Consigliato a chi vuole conoscere i lati più oscuri della società indiana e a chi non si fa impressionare dalla violenza.

Tarun J Tejpal, La storia dei miei assassini, Garzanti 2009

Edizione originale: The Story of My Assassins, 2009

Traduzione di Doriana Comerlati e Giulio Lupieri

592 pagg., 23 €