Dov’è la poesia?

Quand’è che arriva ai nostri occhi, alle nostre mani, alle nostre labbra?

Preferisce entrare in scena insieme con suoi fantasmi quando viaggiamo o quando siamo fermi?

Quando percorriamo chilometri alla scoperta di una terra lontana o quando finalmente troviamo un posto a sedere su un treno in corsa? 

Nel bel mezzo di un turbinìo di parole o quando non c’è altro che quiete, dentro e fuori di noi?

E quando se ne va, che cosa ci lascia, oltre al conto da pagare?

Nella sua raccolta di poesie India – Complice il silenzio”, Luca Bonaguidi ci parla dell’India e di se stesso, della poesia e del suo viaggio di cinque mesi nel subcontinente, con versi limpidi ed essenziali: una testimonianza spirituale della “sua esperienza dell’India”.

Vi proponiamo una sua poesia indiana, scritta a Mumbai nel 2013. 

Questo il suo sito internet: CarusoPascoski

 


 

Seduto al tavolo di un caffè
aspetto che la poesia
entri dalla porta principale
come una Dea Bianca
che incauti si fissa apertamente
e che raramente ricambia.
Ma a sorpresa si avvicina
sfiorandomi la spalla
per il tempo d’un bicchiere,
prima d’andare dritti al sodo
facendomi tornare uomo da fantasma
e riempiendo questa carta
di visioni per poi uscire
furtiva, dal retro
lasciando entrambe le porte
aperte e il conto da pagare,
voltandosi un ultimo istante
nel profilo che già sfuma, saluta.

“Ci rivedremo
ancora,
altrove.”

17 marzo 2013
Mumbai

(Luca Buonaguidi, India – Complice il silenzio, Italic Pequod, 2015)


Foto tratta da constellationcafe.wordpress.com