“La casa e il mondo” è uno dei romanzi scritti da Rabindranath Tagore, premio Nobel indiano per la letteratura nel 1913.

Ambientato nel 1908, racconta la storia di tre personaggi sullo sfondo della lotta all’impero britannico che in quegli anni infiammò il Bengala.

Scritto in bengalese nel 1915, fu tradotto in inglese nel 1919 dal nipote Surendranath, con la collaborazione di Tagore stesso.


La storia del romanzo è raccontata attraverso i diari di tre personaggi: le voci si alternano, prendendo la parola in lunghi monologhi, in cui ognuno confessa le sue emozioni, giustifica le sue azioni, espone le proprie opinioni, politiche o personali.

Il romanzo inizia con la voce di Bimala, moglie devota di Nikhil, un nobile idealista, illuminato e progressista.

La massima gioia di Bimala è quella di sfiorare di nascosto i piedi del marito al mattino presto senza svegliarlo, per esercitare in segreto la propria venerazione.

Ma Nikhil la spinge a uscire di casa per entrare “nel mondo”, un mondo che è il Bengala del 1908, infiammato dalle tensioni politiche e dallo swadeshi, la forma di lotta contro l’impero britannico che aveva come strategia il boicottaggio di ogni merce straniera.

Il mondo entra in casa di Bimala soprattutto attraverso un amico del marito, Sandip, un carismatico leader politico capace di incendiare gli animi con la sua passione sanguigna e coinvolgente.

Nasce così un triangolo amoroso: Bimala rimane affascinata da Sandip ed è disposta a seguirlo nella sua ideologia politica, mentre Nikhil ama e rispetta profondamente Bimala tanto da lasciarla libera di fare le sue scelte.

Tutto il romanzo gira intorno alle divese posizioni dei due personaggi maschili: Nikhil è idealista, tollerante, colto e razionale, crede nell’umanità, nella pace e nella lotta non violenta, mentre Sandip, feroce e narcisista, radicale e senza scrupoli, è pronto a tutto, anche a indurre a rubare o a mandare in rovina i più poveri: tutto per la causa, e per il suo successo personale.

Attorno ai tre protagonisti si aggirano personaggi minori: la cognata gelosa, il vecchio maestro di Nikhil e il giovane Amulya, succube di Sandip e affezionatissimo a Bimala, che diventa il simbolo della gioventù bengalese pronta a tutto nel seguire l’ideologia demagogica del nazionalismo.

Il messaggio è forte e chiaro: avvertire dei pericoli del nazionalismo e della violenza, in un periodo in cui lo swadeshi, imposto con la forza, aveva assunto le forme del terrorismo, sfociando anche in violenze fra musulmani e induisti.

La forte contrapposizione fra Nikhil e Sandip rende i personaggi quasi allegorici, come in una favola morale.

I due personaggi incarnano il messaggio intellettuale di Tagore e il romanzo diventa uno strumento complesso per approfondire una serie di contrasti dell’epoca che sono ancora attuali in India e nel mondo: modernità e tradizione, materialismo e idealismo, illusione e realtà, pubblico e privato, emancipazione della donna e responsabilità.

È Bimala, in mezzo alle due visioni contrapposte a dare però dinamismo e vitalità al romanzo: è lei che cambia, si evolve, si agisce e si pente, si entusiasma e si ricrede, con gesti concreti che le fanno prendere consapevolezza di sé e muovono i fili dell’azione.

A leggerlo oggi, con i nostri occhi moderni, “La casa e il mondo” ha un sapore antico, fatto di sospiri e di discorsi sentimentali, molto poetico, totalmente romantico.

Ma soprattutto è capace descrivere passioni e sentimenti che sembrano appartenere a un altro mondo, ma che le parole di Tagore tornano a far divampare e rivivere.


Consigliato a chi vuole conoscere la storia indiana degli inizi del Novecento e la produzione letteraria del più famoso scrittore indiano.


Rabindranath Tagore (1861-1943), letterato, artista, musicista, nacque a Calcutta e studiò in Inghilterra.

Vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1913 grazie alla raccolta di poesie Gitanjali, che lui stesso tradusse in inglese dal bengalese.


Rabindranath Tagore, La casa e il mondo, Newton Compton editore

(Edizione originale: The Home and the world, 1915)

Traduzione di Chiara Gabutti