Va detto subito: sono 1600 pagine, scritte in piccolo.

Non è comodissimo da far entrare in borsa e da leggere sul treno o sull’autobus. I personaggi sono numerosi e lo schemino con l’albero genealogico che compare nelle prime pagine ci vuole proprio, almeno all’inizio.

Nonostante questo, o forse proprio grazie a questo, “Il ragazzo giusto” è un libro da leggere.

Uno di quelli che vorresti non finisse mai e, per fortuna, quando si guarda quanto manca sembra proprio non finire mai.

Vikram Seth ci ha messo quasi dieci anni a scriverlo, di cui uno passato in India quando ormai viveva negli Stati Uniti. L’idea originaria era quella di scrivere un breve pezzo sull’India, ma dopo le prime 500 pagine, si accorse che qualcosa mancava e ricominciò a scrivere da capo e questo è il risultato.

 


 

Il romanzo si apre sul matrimonio di Savita, che si sposa con un ragazzo scelto dalla madre. In questa occasione la madre dichiara che anche Lata, la sorella minore, avrà presto un matrimonio combinato, nonostante la sua volontà di scegliere da sola la propria vita.

Il tema dei matrimoni combinati in India è risaputo e da un certo punto di vista sarebbe stato facile ‘marciarci sopra’. Ma non è questo lo spirito del libro, che non è una denuncia di questa tradizione, né tantomeno un giudizio.

La madre, alla disperata ricerca del ragazzo giusto, alla fine risulta quasi simpatica nel suo ruolo di madre impicciona e non troppo diversa da certe mamme italiane, apprensive e dominatrici.

La cornice degli avvenimenti dell’India post-indipendenza degli anni Cinquanta ambientati nel villaggio immaginario di Brahmpur, specchio di un Paese in trasformazione, rende il racconto molto più completo di una semplice ricerca dell’uomo da sposare.

È vero che molti sono gli sforzi alla ricerca del ragazzo giusto da far sposare a Lata, ma il romanzo si spinge ben oltre e racconta, in modo realistico e delicato, la vita politica, le scappatelle dei fratelli, i tradimenti delle mogli, le feste religiose che scandiscono il passare degli anni, gli incontri poetici e letterari, la nascita di una nipotina da viziare, le lettere scritte con amore, la passione furibonda, gli esami all’università e gli incontri mondani.

In mezzo a tutto questo, c’è anche la ricerca del futuro marito di Lata ed è sempre la stessa domanda a insinuarsi fra le righe: chi sarà il ragazzo giusto? Il ragazzo dalle scarpe bicolori, il romantico poeta o il compagno di università musulmano?

Inutile tifare per l’uno o per l’altro, come è inevitabile. La facoltà di scelta è negata a Lata come ai lettori ed è la storia a portarci verso il destino inesorabile.

Nonostante gli innumerevoli avvenimenti, non c’è una trama vera e propria. Il ragazzo giusto è un lungo romanzo che riesce a parlare della vita di una famiglia indiana seguendola passo passo, con occhi discreti che diventano sempre più interessati, con uno sguardo leggero che alla fine diventa sempre più vissuto, partecipato, instancabile.

Nonostante l’India a volte possa sembrare veramente lontana dal nostro modo di pensare, è questo sguardo disinteressato che ci fa seguire la storia di una famiglia indiana degli anni Cinquanta un po’ come se fosse la storia della nostra famiglia.


Consigliato a chi non si spaventa davanti a romanzi molto lunghi. D’altra parte è un romanzo molto lineare, classico, facile da leggere, in cui i personaggi diventano molto presto presenze della nostra vita, come se fossero nostri amici o parenti.


Vikram Seth è nato a Calcutta nel 1952, ha studiato in India, Inghilterra, Stati Uniti e Cina, e al momento vive negli Stati Uniti. Ha pubblicato diversi romanzi e raccolte di poesie, fra cui Una musica costante e The golden gate.

Sta scrivendo da diversi anni il seguito del Ragazzo giusto, che si intitolerà La ragazza giusta.


 Vikram Seth, Il ragazzo giusto, TEA 2014

(Edizione originale: A suitable boy, 1993)

Traduzione italiana di Lidia Perria

16,00 euro, 1618 pagg.

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Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India