Articolo in 2 minutiCamminare con una scopina davanti a sé per non calpestare gli insetti, mangiare solo alla luce del giorno e solo verdure, ma non patate o cipolle perché crescono nel terreno, indossare una mascherina per non ingerire insetti.

Sono solo alcune delle regole dei monaci e delle monache che seguono il giainismo, un’antica religione nata in India, basata sul principio della non violenza.

Insieme a un amico indiano sono arrivata nel tempio di Bhoyani, un monastero nello stato indiano del Gujarat. Molti ragazzi vestiti di bianco, esili e timidi, camminano avanti e indietro con la loro scopina fatta di fili di cotone bianchi. Avranno 15 anni.

E io sono qui per incontrare il monaco che ha il compito di formare i novizi.

 


 

Per approfondire – Al monastero giainista di Bhoyani, incontro sulla porta il monaco che ci racconterà qualcosa della sua religione: è sorridente e anche lui vestito di bianco.

Ci fa accomodare a gambe incrociate per terra nella stanza in cui i giovani monaci studiano sui testi e inizia a raccontare partendo proprio dalle loro scopine: vengono usate per scacciare gli insetti dal proprio cammino in modo da non calpestarli, perché non bisogna uccidere né arrecar danno a nessun essere vivente, neanche involontariamente.

Allo stesso modo, la loro alimentazione è rigorosamente vegetariana, l’acqua viene filtrata per non uccidere i piccoli organismi, si mangia solo di giorno per essere certi di non ingoiare esseri viventi al buio e, quando escono all’aperto, i giovani monaci indossano una mascherina per non respirare inavvertitamente insetti. Ogni più piccola forma di vita viene rispettata.

Il principio fondamentale del giainismo è infatti la non violenza (ahisma). Fu questo aspetto in particolare a influenzare il pensiero di Gandhi, originario del Gujarat, di religione induista ma con un forte interesse nei confronti del giainismo.

Altro fondamentale principio del giainismo è il non attaccamento. Per il giainismo l’universo è eterno, senza inizio né fine: non esiste quindi un Dio creatore. Ogni essere vivente appartiene a un ciclo di vita, morte e rinascita, determinato dalle sue stesse azioni secondo la legge di causa-effetto del karma.

Il ciclo delle rinascite è negativo, perché è la causa della sofferenza insita nella condizione umana. Lo scopo di un giainista è quello di ottenere la liberazione da questo ciclo, tramite un percorso di non attaccamento e di rinuncia, che dura anche parecchie vite e che passa per il controllo di passioni, piaceri e sentimenti.

Altri importanti princìpi fra i cinque “giuramenti” giainisti sono la castità (per i monaci intesa come castità totale e per i laici come monogamia), il non rubare e la sincerità.

Il monaco ci racconta anche un po’ di storia: il giainismo deve il suo nome a “Jina” (il vincitore), un appellativo del fondatore della religione, Vardhamana, spesso anche chiamato “Mahavira” (grande eroe).

Vardhamana visse nel sesto secolo a. C., fu quindi un contemporaneo di Buddha, ma sembra che la religione abbia origini anche più antiche.

Il giainismo si è modificato poco nel corso dei secoli e i fedeli di Jina vivono ancora per certi aspetti come 2500 anni fa: i monaci si spostano solo a piedi e non usano l’elettricità.

Il monaco ci fa poi vedere alcune fotografie dei suoi maestri spirituali e di ognuno racconta quanto in là si sia spinto con l’ascetismo: c’è chi digiuna un giorno sì e uno no, c’è chi mangia ogni giorno solo quanto riesce a raccogliere nel palmo della mano, chi ha percorso migliaia di kilometri a piedi.

Bisogna però anche dire che, al di là dei monaci, i seguaci laici del giainismo sono spesso persone facoltose e influenti: non potendo dedicarsi all’agricoltura per non uccidere insetti né ad altri lavori manuali, sono attivi invece nella lavorazione delle pietre preziose (tagliando diamanti non si uccide nessun essere vivente), delle banche e della finanza.

Oggi i fedeli giainisti sono meno di 10 milioni: rappresentano quindi una piccola minoranza fra le religioni dell’India.

Il tempio di Bhoyani è in realtà un luogo secondario per il giainismo.
Shatrunjaya, nei pressi di Palitana, sempre in Gujarat, è invece quello più sacro e spettacolare: una collina di 4000 gradini, da percorrere a piedi, al cui vertice si rivelano centinaia di templi intarsiati nel marmo.

Vista sui templi giainisti sulla collina di Shatrunjaya

Templi giainisti sulla collina di Shatrunjaya

Anche nello stato del Rajasthan ci sono bellissimi templi giainisti: quelli Raknapur e Jaisalmer, e il grande complesso di Monte Abu.

Nei templi giainisti vengono spesso rappresentati i 24 Tirthankara, profeti semidivini, ai quali si rivolge la venerazione dei fedeli. L’ultimo di questi “traghettatori del guado”, che portano gli esseri umani sulla sponda della santità, è proprio Vardhamana il Jina.

A Delhi, invece, un posto davvero particolare è il tempio che funziona anche come “ospedale degli uccelli”: nel rispetto di tutti gli esseri viventi, gli uccelli feriti vengono portati qui e curati, in una sorta di centro LIPU giainista.

Per saperne di più sui tempi dedicati agli animali in India leggi: Viaggio tra i templi degli animali

Ed è così che il nostro monaco ci saluta, fra gli sguardi curiosi dei novizi: con indicazioni per altri luoghi, per altre esplorazioni.

 


 Immagine principale tratta da ‘Monks and nuns’ di jainpedia.org

 Immagine 1 di Pratap Tur.