“Il fiume dell’oppio”, uscito nel 2011, è il secondo romanzo della trilogia di Amitav Ghosh, iniziata nel 2008 con “Mare di papaveri”.

In questo romanzo ci spostiamo a Canton, nel cuore pulsante del commercio globale, la città dell’oppio, dei mercanti, degli artisti, degli incontri di diverse razze, lingue, culture e nazionalità.

Seguiremo la rotta solo di alcuni dei vecchi personaggi del primo romanzo, e ne troveremo dei nuovi, fra cui un commerciante parsi che vive fra Bombay e Canton.

Ma più che per i personaggi, “Il fiume dell’oppio” è un bel romanzo per l’accurata e vivida ricostruzione storica della città di Canton nel 1839, la vera protagonista di questa storia.

 


 

Anche se altamente sconsigliato, si potrebbe leggere senza aver letto il primo romanzo della trilogia di Amitav Ghosh: Il fiume dell’oppio prosegue sì il cammino di Mare di papaveri, ma più che – banalmente – quello della storia dei personaggi, quello dell’oppio.

Dalle rive del Gange dove venivano coltivati i papaveri ci spostiamo ora nel cuore del commercio globale dell’oppio, che è poi il cuore dell’ecomonia e del capitalismo dell’Ottocento (e, con qualche cambiamento esteriore, di oggi).

Dei vari personaggi, è Neel, il raja caduto in rovina, che seguiamo: finirà a lavorare per Bahram, un mercante parsi che vive tra Bombay e Canton.

Sarà Bahram il protagonista di questo romanzo e scopriremo che tutta la strada percorsa da Neel, da Calcutta fino alla scialuppa in mezzo al “Nero Oceano”, ha lo scopo di farci approdare alla capitale dell’oppio: Canton, in Cina.

Come a volte succede nei romanzi in cui è un luogo o una città a diventare il protagonista, Il fiume dell’oppio è il romanzo di Canton, il cuore pulsante del commercio globale nel 1838-39, “ultimo caravanserraglio” fra oriente e occidente, e ancora una volta luogo di mescolanza di razze, lingue, culture e nazionalità.

Grazie alle strepitose descrizioni di uno scrittore preciso e fantasioso come Ghosh, di Canton arriviamo a conoscere tutti i segreti: cibi, odori, luoghi rispettabili e vicoli malfamati, negozi e copisterie, factories e hong, case e strade di lascari o di ricchi commercianti.

Non è solo la Canton dell’oppio: attraverso le lettere di un pittore, è anche una città fatta di pittura, di nuovi orizzonti e di scambi artistici oltre a quelli commerciali.

In questa Canton respiriamo le tensioni e le dinamiche coloniali alla vigilia della prima guerra dell’oppio: una bilancia commerciale sbilanciata a favore della Cina spinge l’impero britannico a inventarsi una merce micidiale come l’oppio da vendere in oriente, sfidando tutti i divieti cinesi.

E la lingua per descrivere tutto questo è, ancora, una lingua bastarda che riflette la convivenza di cinesi, indiani, americani, inglesi, olandesi.

Rispetto a Mare di papaveri, però, qui vengono leggermente meno la tensione narrativa e la centralità dei personaggi.

Nel primo romanzo Ghosh aveva saputo creacre un perfetto equilibrio fra narrazione, avventura, immaginazione letteraria, ricerca storica, psicologia dei personaggi, suspence e ricerca linguistica.

Equilibrio che ora si è leggermente sbilanciato verso la ricostruzione storica (che rimane eccezionale, anche perché sa essere leggera e sempre leggibile), a scapito degli altri fattori, in particolare dei personaggi.

Il messaggio della globalizzazione di oggi che ha le sue radici nel passato, della presunta democrazia occidentale, della supremazia del diritto (quello di fare più soldi possibile) e del capitalismo è chiaro e attuale, ma fin troppo ribadito nelle discussioni dei personaggi sul loro unico dio, il libero mercato (erano discussioni davvero in voga al tempo: non ne dubitiamo, ma avevamo perfettamente capito).

Il fiume dell’oppio rimane comunque un bel romanzo, pronto a traghettarci direttamente nel cuore della guerra dell’oppio, con Diluvio di fuoco.

 


Consigliato a chi ama le ricostruzioni storiche e a chi ha letto il primo romanzo, Mare di papaveri.


Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1965, ha studiato a Dehradun, Delhi e Oxford e ha vissuto in India, Iran, Egitto e Stati Uniti.

Ha scritto anche Lo schiavo del manoscritto, Le linee d’ombra, Il palazzo degli specchi, Cromosoma Calcutta, il paese delle maree.


Amitav Ghosh, Il fiume dell’oppio, Neri Pozza 2011

(Edizione originale: River of Smoke, 2011)

Traduzione di Norman Gobetti e Anna Nadotti

18,50 euro, 592 pagg.

Leggi anche la recensione del primo romanzo della trilogia: Mare di papaveri di Amitav Ghosh


Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India