Articolo in 2 minuti – I fedeli della religione zoroastriana, fondata da Zarathustra in Persia, arrivarono in India fuggendo dalle persecuzioni, intorno all’ottavo secolo dopo Cristo.

Secondo la leggenda, il sovrano indiano che voleva rifiutar loro l’asilo si presentò con una ciotola di latte piena fino all’orlo, a indicare che il suo Paese era ormai troppo colmo, sul punto di traboccare.

Un sacerdote fra i profughi aggiunse un pizzico di zucchero nel recipiente: la loro presenza non avrebbe fatto traboccare il vaso, ma avrebbe invece addolcito tutto il Paese.

Oggi la più grande comunità di zoroastriani al mondo vive in India, ma non si è sciolta nel latte della cultura indiana. Costituisce invece una minoranza poco aperta alle contaminazioni e con alcune tradizioni specifiche, tra cui quella di deporre i morti in modo che vengano mangiati dagli avvoltoi.

 


Per approfondire – Iniziamo dagli albori della storia e andiamo in Persia. È proprio qui che nacque il zoroastrismo, una delle religioni più antiche del mondo, nata dagli insegnamenti di Zarathustra (o Zoroastro), intorno alla prima metà del primo millennio avanti Cristo.

Il zoroastrismo riconosce un solo Dio creatore, Ahura Mazda, “Signore Sapiente“, origine e fine del tutto.

Dal punto di vista etico è considerata una religione dualista, che contrappone in costante conflitto le forze del Bene e del Male, derivanti rispettivamente da uno Spirito Santo della Verità e da uno Spirito Malefico della Menzogna.

Nei riti religiosi si dà massima importanza agli elementi della natura, che meritano il più profondo rispetto degli uomini e in particolare al fuoco, simbolo della luce e del bene che vince sopra le tenebre. Proprio per questo, nei templi zoroastriani, chiamati appunto “templi del fuoco”, c’è sempre una fiamma accesa che brucia ininterrottamente.

Il “passaggio in India” di questa comunità avvenne a partire dall’ottavo secolo, dopo l’arrivo dei musulmani nell’attuale Iran e l’obbligo di conversioni forzate da parte di questi ultimi. Accolti in India ad alcune condizioni, si stabilirono inizialmente nello stato indiano del Gujarat e successivamente nel Maharashtra, soprattutto a Bombay, (attuale Mumbai). Ancora oggi i parsi parlano principalmente la lingua gujarati.

È in questo passaggio dalla Persia all’India che acquisirono il nome “parsi” (cioè persiani).

Con la maggioranza induista, i parsi hanno instaurato un rapporto pacifico e collaborativo, e oggi molti parsi occupano posti importanti nella società indiana, nel commercio, nell’industria e nelle banche, con il tasso di alfabetizzazione più alto fra tutte le comunità indiane. Un esempio famoso è Ratan Tata, alla guida della più grande industria indiana.

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D’altra parte, nei secoli i parsi hanno cercato di mantenere la propria identità religiosa senza accettare contaminazioni. Per esempio, i matrimoni sono consentiti solo fra membri della comunità, pena l’esclusione, e non è possibile convertirsi: parsi si nasce ma non si diventa.

Se vi capiterà di trovarvi di fronte a un tempio del fuoco in India, non potrete entrare perché l’ingresso è riservato solo ai parsi (diversamente da quanto succede per esempio in Iran).

All’ingresso del tempio del fuoco di Kappawala a Mumbai.

Nel corso dei secoli queste regole hanno consentito la protezione dell’identità zoroastriana, ma hanno anche causato una riduzione demografica tale da temere l’estinzione della comunità stessa, anche perché i parsi, in media, fanno pochi figli.

Oggi i parsi in India sono poco più di 60 mila, di cui la maggior parte vive a Mumbai, mentre i rimanenti 120 mila zoroastriani sono sparsi in tutto il mondo, in particolare Iran, Pakistan e Nord America.

Uno degli aspetti più conosciuti della tradizione parsi sono i riti funerari. I morti vengono infatti deposti nelle “torri del silenzio”, dove vengono lasciati agli avvoltoi, per restituire alla natura le spoglie materiali e per non contaminare né la terra né il fuoco con l’impurità dei cadaveri.

Come si può immaginare, in una città di 18 milioni di abitanti come Mumbai questo sistema ha incontrato notevoli difficoltà pratiche, fra cui la scarsità di avvoltoi ormai non più presenti in città: al suo posto viene talvolta praticata la cremazione.

Oltre a Ratan Tata, un altro parsi famoso a livello globale è Freddie Mercury, nato a Zanzibar da una famiglia parsi del Gujarat, e poi cresciuto a Mumbai prima di trasferirsi in Inghilterra. Il suo funerale è stato celebrato secondo la tradizione parsi, in un tempio del fuoco a Londra.

Senza avvoltoi, ma con tutti i riti zoroastriani per essere affidato dai suoi familiari al mondo dei morti.

Non sappiamo se, secondo le scritture zoroastriane, nel passare il “Ponte del Giudizio” che separa i vivi dai morti, il peso delle sue azioni buone sia stato maggiore di quelle delle cattive e quindi se la sua anima sia stata accompagnata in Paradiso o all’Inferno.

Ma sappiamo che, in ogni caso, alla fine dei giorni il Male sarà sconfitto, l’universo sarà purificato da un bagno di metallo fuso e il Bene trionferà sulle tenebre, come i fuochi che ardono nei templi.

 


 

Immagine principale tratta da www.kainazamaria.com

Immagine 1 di AP Photo/Gautam Singh, tratta da ‘L’estinzione dei parsi in India’ da Ilpost.it