Articolo in 2 minuti – Bangalore, India. Nascere donne indiane è tutt’altro che una fortuna. Da secoli, infatti, la società indiana percepisce la donna come inferiore all’uomo, e quindi alla mercé del marito.

Le radici del problema sono ben profonde e legate alle aspettative che la società ripone negli individui. In contrasto all’ampia gamma di prospettive offerte alle donne nella realtà occidentale, la donna indiana ha ben poche alternative, ovvero casalinga e madre.

Tuttavia, l’immagine della donna “del focolare” sta sfumando anche in India, soprattutto nelle realtà urbane. Bangalore, che rappresenta la “Silicon Valley” del paese, è senza dubbio emblema di un’India in rapido cambiamento in un intreccio costante di tradizione e innovazione.

 


 

Per approfondire – A causa della globalizzazione e dei frenetici ritmi cittadini, le donne stanno prendendo in mano le redini della propria vita. Questi processi sono propulsori infatti di un diverso stile di vita, che richiede un ruolo sempre più attivo della donna, come già avviene ai paesi sviluppati.

Le donne acquisiscono quindi consapevolezza circa le proprie capacità e potenzialità, e questo implica una revisione dei loro ruoli più tradizionali .Vogliono diventare imprenditrici.

Lavorare per guadagnare? Non solamente. Imprenditrici e casalinghe ci svelano i loro sogni nel cassetto.

Prima intervista dopo appena una settimana dal mio arrivo in India. Non so cosa aspettarmi e temo un mio approccio inadeguato alla cultura locale. La donna che intervisterò mi invita nella sua abitazione e mi viene a prendere in macchina alla fermata del bus. La totale disponibilità nei miei confronti mi stupisce piacevolmente.

Sfoggia un inglese perfetto e tiene costantemente uno smartphone in mano per non far pazientare neppure un beep. Giunti in casa (in verità un edificio adibito al suo business di produzione di cioccolato), vengo accolta dai suoi collaboratori: uomini ben vestiti che, guanti alle mani, mi porgono bibite rinfrescanti contro la calura pre-monsonica.

Questa è solo una delle molteplici storie di donne che balzano agli occhi in quanto apparentemente inusuali nel sistema indiano.

Mentre i testi sanscriti Rig Veda e Upanishad ritraevano le donne come esseri superiori dotati di libero arbitrio e saggezza, la loro condizione iniziò a diventare precaria in seguito alla Smriti (testi sacri di orientamento induista) e ancor di più alle invasioni musulmane.

La situazione è poi degenerata nel Medioevo, quando le donne venivano date precocemente precocemente in sposa secondo la volontà della famiglia ed erano protagoniste di rituali particolari.

La pratica del Sati prevedeva che alla morte del marito, le donne appartenenti alle caste più virtuose, ovvero Bramini (sacerdoti) e Kshatriya (guerrieri), si immolassero volontariamente sulla pira ardente assieme al cadavere del marito. Nonostante la natura religiosa e sottomissiva dell’atto, il suicidio era paradossalmente l’unica prospettiva di “salvezza” del tempo. Potevano così eludere molestie e discriminazioni, che avrebbero cominciato a subire in quanto divenute entità prive di valore sociale senza il marito.

Jauhar indica invece la pratica del suicidio di massa, altrettanto diffusa. In questo caso qualora la città venisse attaccata dagli invasori, le donne del villaggio si lanciavano nelle fiamme per tenere alto il nome del re.

Queste pratiche sono oggi solo un ricordo lontano. Femminismo e empowerment (termine inglese per definire il potenziamento delle proprie capacità e l’autodeterminazione) hanno fatto breccia nella quotidianità indiana.

Esempio ne è il piano nazionale del 2001 per promuovere tali principi. Così come la fondazione di numerose organizzazioni non governative impegnate a rivalutare la donna sia a livello di diritti che di lavoro.

“Il cielo è il mio limite”. “Non ho ancora toccato il cielo”. Così le donne si raccontano a 360°, libere da ogni inibizione.

Ambizione. Consapevolezza. Audacia. Questi sono i tratti comuni delle donne in procinto di immergersi nel mondo imprenditoriale. Mentre disponibilità, organizzazione e creatività sono i fattori essenziali per il successo e l’approvazione sociale.

Dalle conversazioni con diverse donne emerge che la tipologia di impresa prediletta è quella rivolta al sociale, dove è anche la comunità a trarne benefici.

Pedina fondamentale di questa grande scacchiera è la donna: regina del suo business finalmente capo incontrastato del suo regno. Slegata da ogni vincolo maschilista è quindi diventata, prima di tutto, padrona di se stessa.

La componente femminile in India sta così prendendo le distanze dalla medievale concezione di angelo del focolare. In jeans e t-shirt le donne del XXI secolo si dirigono disinvolte verso la loro meta. Nelle occasioni speciali sfoggiano invece, sempre sicure di sé, un impeccabile sari (tipico drappo femminile indiano) dai colori sgargianti.

Tuttavia la concezione tradizionalista della donna è talmente radicata nella società indiana che costei afferma di non potersi esimere dal ruolo di casalinga, nonché madre. Allo stesso tempo il lavoro occupa un posto sempre più rilevante nella loro esistenza.

“Non voglio dipendere da nessuno”. “Voglio un’immagine individualista di me stessa”. “Nessuno può fermarmi”. Queste le espressioni più ricorrenti attraverso cui le donne delineano la loro personalità.

Sono come un’onda che si abbatte contro gli scogli. Parole che riecheggiano dal profondo fino a risalire su per l’apparato vocale. Ed è come un fiume in piena.

Donne costrette ad abbandonare gli studi alla tenera età di 14-16 anni. Qualcun altro aveva già deciso il loro destino. Ribellarsi era profano. Ora, a distanza di 20 anni, vogliono una rivincita. E ci stanno riuscendo grazie alla loro caparbietà ed ingegnosità.

Non solo casalinghe e madri, ma anche professioniste. Tendenza sempre più in voga nella metropoli all’avanguardia del meridione del subcontinente indiano. Come ben sappiamo, la sopravvivenza nella giungla cittadina è dettata dal tempo – termine quanto mai appropriato per chi ha avuto esperienza con il traffico indiano.

Provate ad immaginare l’efficace gestione del tempo con tre mestieri a carico. Ed ecco che la gestione del tempo, materia affascinante per gli uomini sin dagli inizi, diventa essenziale per la nuova classe di imprenditrici.

In sella ad un motorino – naturalmente senza casco – o al volante sfrecciano nella città alla luce del giorno. Alla sera, nel ruolo meno licenzioso di casalinga, si dimenano tra i fornelli. E sono inarrestabili, tuttavia appagate.

Sognano indipendenza e riscatto dal passato. Il cammino è arduo e pieno di insidie. Ma loro ci credono. È una promessa con sé stesse,con la società e con i propri figli.

Emancipate dalla mentalità più conformista dei genitori, si battono per un futuro diverso, colorato e pieno di sfumature, precedentemente negate a loro.

L’istruzione è un tema caldo per le donne in India. Garantire un’adeguata istruzione ai figli è la preoccupazione principale per le madri indiane che la considerano come carta vincente capace di aprire enormi ventagli di opportunità ed infondere sicurezza nelle proprie capacità. Un’opportunità che in quanto donna ti valorizza, ti elogia.

Tuttavia, anche le donne meno privilegiate, coloro che non hanno potuto completare gli studi, non sono da meno. Ricercano nell’istruzione il loro riscatto. La cucina, il cucito, l’artigianato e la lavorazione della terracotta sono alcune tra le attività di apprendimento predilette, quelle che spesso i paesi sviluppati stanno affidando ai robot.

Il tran-tran cittadino continua a non dare tregua.

Ma allora, alla luce di ammirabili ed intrepide vite, non sarà forse il caso di riconsiderare l’appellativo di multi-tasking, con il quale tanto teniamo a identificarci – lasciandolo quindi solo agli smartphone?

Care donne, il multi-tasking non è infatti solo l’abilità di digitare un messaggio sul cellulare ed allo stesso tempo truccarsi o scegliere un abito. Ma piuttosto valutare quanto siamo realmente abili ad abbracciare diversi compiti a noi estranei con una naturale luce negli occhi e senza stress.

E, nel frattempo, continuare a lottare caparbiamente per i propri sogni.

Questa è la più grande lezione indiana.


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