“Diluvio di fuoco” è l’ultimo romanzo della trilogia di Amitav Ghosh, dopo “Mare di papaveri” e “Il fiume dell’oppio”

In “Mare di papaveri” siamo entrati nel mondo dell’oppio con le sue basi materiali (la merce, umana e non: papaveri e schiavi), nel “Fiume dell’oppio” in quello del commercio, che ha la sua base a Canton in Cina. 

In “Diluvio di fuoco” a completare il quadro sarà il mondo militare, fondamentale ingrediente nel quadro storico del 1840.

Iniziamo le prime pagine fra Bombay, Calcutta e le sponde del Brahmaputra, ma alla fine ci ritroveremo al Bocca Tigris, l’estuario del Fiume delle Perle, fra Hong Kong, Macao e Canton, dove si svolsero le prime battaglie della guerra dell’oppio fra britannici e cinesi. 

 


 

“Diluvio di fuoco” riprende alcuni dei personaggi dei romanzi precedenti e ne aggiunge di nuovi. Seguiamo quattro storie parallele, che come già sappiamo tanto parallele alla fine non saranno.

Due sono nostre vecchie conoscenze: Neel, il raja caduto in rovina, che approda alla sponda cinese e registra in un diario tutti i passi che porteranno alla guerra, e Zachary Reid, il giovane commissario di bordo americano, che imparerà a diventare un commerciante d’oppio pronto a ogni  compromesso.

Gli altri due personaggi invece entrano in scena in questo romanzo: Kesri Singh, che ci porta nel mondo militare britannico in India, e Shireen Bahram, che pur non essendo mai uscita di casa prima di allora, da moglie per bene, si ritroverà in Cina a iniziare una nuova vita.

La parte più politica dell’opera di Ghosh, che dà una chiave di lettura del mondo globale di oggi, si compie meravigliosamente. Per l’impero britannico è assolutamente necessario attaccare una nazione per poterle vendere una merce inutile e dannosa, l’oppio.

È la legge del mercato che lo legittima, è una magnifica intesa fra governo e commercianti.

La parte più letteraria continua a lasciarci sbalorditi per le descrizioni magistrali: la borsa dell’oppio, le battaglie navali, le descrizioni degli eserciti dei sepoy (i soldati indiani arruolati dai britanniche) con le loro regole, con i civili al seguito, con i pifferai e tamburini (bambini che seguivano l’esercito con flauti e tamburi).

La lode alla diversità continua anche qui, con moltissime parole in lingue diverse, tutte mescolate con l’inglese senza alcuna gerarchia.

Nonostante le descrizioni minuziose, l’uso di tantissime parole in lingue diverse e l’approfondimento storico, è incredibile come il ritmo di questo romanzo sia incalzante e come la scrittura riesca a essere agile, leggera.

E poi, i personaggi. È impossibile non amarli, anche quando sono dalla parte del torto.

Per esempio, Zachary è il self-made man, è la personificazione del sogno americano (all’epoca, inglese), “l’uomo adatto ai tempi, che vuole di più e di più e di più“.

Lo seguiamo fin da giovane, diventando quasi nostro figlio. Quando imparerà a mentire, minacciare, corrompere, saremo dalla sua parte. Anche se razionalmente disprezziamo quello che è diventato Zachary, “un perfetto ingranaggio” del mondo del profitto, resterà uno dei nostri personaggi preferiti.

D’altra parte, però, Amitav Ghosh ha anche delle colpe.

Il finale, infatti, è un po’ frettoloso e non dedica abbastanza tempo alle storie dei numerosi personaggi.

Anche se poi, riflettendoci, questa storia è più grande del suo finale o del destino del singolo personaggio.

Ghosh è un grandissimo scrittore.  Ci ha saputo immergere in un mondo che non potrà mai avere una fine, perché i fili di questa storia, a volerli seguire, arrivano fino a oggi.

Lui ci ha detto chi muore, chi si sposa, chi si redime e chi viene corrotto.

Ora sta a noi decidere che cosa farne di questa storia immensa.


Consigliato a chi ama le ricostruzioni storiche e a chi ha letto i primi due romanzi della trilogia.


Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1965, ha studiato a Dehradun, Delhi e Oxford e ha vissuto in India, Iran, Egitto e Stati Uniti.

Ha scritto anche Lo schiavo del manoscritto, Le linee d’ombra, Il palazzo degli specchi, Cromosoma Calcutta, Il paese delle maree.


Amitav Ghosh, Diluvio di fuoco, Neri Pozza 2015

(Edizione originale: Flood of fire, 2015)

Traduzione di Norman Gobetti e Anna Nadotti

18,50 euro, 704 pagg.

Leggi anche la recensione del secondo romanzo della trilogia: Il fiume dell’oppio di Amitav Ghosh


Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India