“Chiara luce del giorno” è uno dei romanzi di Anita Desai: una delle prime autrici a essere conosciuta e tradotta al di fuori dell’India.

La sua storia di scrittrice è particolare. Nata in una famiglia con madre tedesca e padre bengalese, durante la sua infanzia parlava tedesco con la madre, hindi nella vita di tutti i giorni mentre a scuola scriveva unicamente in inglese.

Questa convivenza linguistica è diventata con il tempo una trama di lingue meravigliosamente tessute insieme dall’inglese, che rende i suoi romanzi unici e particolari.

“Chiara luce del giorno”, scritto alla fine degli anni Settanta, racconta dell’incontro di due sorelle dopo anni di separazione, in una casa decrepita nella vecchia Delhi, in cui dovranno fare i conti con se stesse e con il proprio passato, sullo sfondo della storia dell’India.


Un viale nel giardino di una casa a Delhi, con rose appassite che si sgretolano appena si toccano.

Una casa grande, con i muri un po’ scrostati, con molte stanze vuote riempite solo dalla musica di vecchi foxtrot provenienti da un gracchiante giradischi.

Un pozzo in giardino, da cui star lontani, con acqua scura e forse un segreto dentro. Una lettera in un cassetto, da conservare come una reliquia per non dimenticare mai il male subito, per non perdonare.

Due sorelle si ritrovano in questa casa dopo anni di separazione: una è partita, ha sposato un diplomatico, ha avuto due figlie e ha girato per il mondo, l’altra ha vissuto lì dentro, prendendosi cura di tutto, di un fratello malato, degli affari di famiglia, del suo lavoro e della sua solitudine. Una alla moda e con le figlie vestite in jeans, l’altra con strisce di grigio fra i capelli e una striscia di vecchiaia nel cuore.

Sullo sfondo, una zia ormai pazza e due fratelli, anche questi opposti: uno malato, di cui bisogna prendersi cura, l’altro che da piccolo sognava di fare l’eroe e che, scappato lontano anche lui, vive un’agiata vita borghese.

Alcuni giorni da passare insieme. Un incontro che in realtà è già convivenza, descritto con un tono lieve e rassegnato, capace anche di fare intuire sentimenti e passioni da cercare nei ricordi del passato, negli affetti che nel tempo sono diventati rancori male repressi.

Così si ripercorre il passato, dove le vicende personali si intrecciano con quelle che hanno segnato la storia dell’India: l’Indipendenza, la Partizione, le tensioni religiose e i rapidi cambiamenti su uno sfondo che invece sembra immutabile.

Anita Desai descrive tutto questo in un romanzo delicato, scritto magnificamente, con parole sempre perfette per cogliere leggere sfumature, storie non dette, o altre parole nascoste.

Per seguire un incontro che smuove qualcosa, un momento che pone fine a un passato un po’ troppo opprimente nel vuoto delle stanze della vecchia casa di Delhi.

Alla fine poi, un addio che è anche un arrivederci, un chiudere che forse è anche un riaprire, perché tutto è servito, perché nessuno può mai farcela da solo.


Consigliato a chi ama le piccole storie familiari e a chi apprezza uno stile letterario personale e raffinato.


Anita Desai è nata a Mussoorie in India nel 1937 da madre tedesca e padre bengalese. Ha studiato ed è cresciuta a Delhi.

È considerata una delle più importanti scrittici indiane in lingua inglese e molti suoi romanzi sono stati tradotti in italiano: In custodia, Digiunare, divorare, Notte e nebbia a Bombay, Fuoco sulla montagna e altri.


Anita Desai, Chiara luce del giorno, Einaudi 2007

(Edizione originale: Clear light of the day, 1980)

Traduzione italiana di Anna Nadotti

11,00 euro, 250 pagg.

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Tratto dal blog Indian words – Leggere l’India