È il 2004: Consuelo Pintus ha solo 19 anni e parte in missione per il suo primo viaggio in India. Durante il suo viaggio, Consuelo scrive quasi in diretta un diario, Chapati in the Darkness, che poi verrà premiato dall’Archivio Nazionale Diari di Pieve Santo Stefano nel 2008.

Consuelo oggi insegna hindi all’Università di Milano e ha voluto condividere con noi il suo diario. Questa è la seconda puntata, in cui seguiamo le sue intense emozioni durante i suoi primi contatti con i bambini della scuola. 


6 luglio 2004

Chapati e marmellata a colazione.

Ora sono in camera e mi hanno appena comunicato che oggi andremo a 40 km da qui, finalmente non continuerò più a pensare alle piccolezze, del tipo amuchina nell’acqua per lavare i denti, la mia pelle continuamente umidiccia.

Penso che andrò in cappella, è l’unico posto in cui stare sola e rivolgersi verso Qualcuno che non sia fisicamente presente, e ringraziare il cielo di essere qui.

Ore 10

BAMBINA CHE SI LAVA NEL FIUME, BARBIERE IN MEZZO ALLA STRADA, CLACSON SPIEGATI, ZOPPO SUL MARCIAPIEDE, DI FRONTE UNA MARUTI, MUCCA PER LA STRADA, BAMBINE IN DIVISA, PICCOLO TEMPIO INDUISTA, CAMION TATA, ODORE DI ANIMALE MORTO, UOMO CHE SPUTA PER TERRA, BAMBINO CHE SPIDOCCHIA IL PAPÀ, BAZAAR CONFUSIONARIO, PIOGGIA MONSONICA, CASE FATTE DI BAMBÙ, UNA JEEP DELL’ ESERCITO, IL NOSTRO AUTISTA HA UN BEL SORRISO, ARTIGIANI E I LORO PRODOTTI FANTASTICI, ODORE DI SPEZIE, UN UOMO SCURO CON LA BARBA, TEMPIO INDU, DEA VESTITA DI FUCSIA, SARI COLORATI, A PIEDI NUDI IN MEZZO AI CAMPI, MUCCHE SDRAIATE SULLA STRADA, PROFUMO DI TERRA BAGNATA, PIANTE DI TÈ, PROFUMO DI TÈ, DONNE CHE PORTANO IL TÈ NEI SACCHI, UN RAGAZZO AFFILA UN COLTELLO, UN PONTE, SIMBOLI DI FALCE E MARTELLO, PIANTE DI JUTA, PROFUMO DI CIBO FRITTO, UNA DONNA ANZIANA VESTITA DI ARANCIONE, DUE PECORE, I MIEI CAPELLI RACCOLTI IN DUE TRECCE E PUNTATI CON LE MOLLETTE COME PIACCIONO ALLA MIA MAMMA, LA SUORA DORME, CONFINE CON IL NEPAL, UN SARI ROSA FOSFORESCENTE, UNA RAGAZZA E UN RAGAZZO IN BICI, SULLA RUOTA DI SCORTA DI UNA VESPA C’ERA DISEGNATO UN AUM.

Scuola di Adhikari

Ho insegnato un po’ di inglese alle bambine e ai bambini di una scuola, è stato davvero impressionante il modo in cui mi guardavano, così stranito ma allo stesso tempo emozionato. Quando ho detto loro cosa studiavo in hindi, si sono sentite un sacco di risate in tutta l’aula e poi un ragazzo mi ha detto che per loro è strano che una ragazza italiana parli la loro lingua e non l’inglese.

Poi due bambine piccolissime, dopo aver bevuto l’acqua dal pozzo, sono venute a parlarmi in hindi, ma in modo velocissimo, io mi sono sentita più piccola di loro. Nel pomeriggio siamo andate nel centro di Siliguri, ECCO L’INDIA CHE CERCAVO, ECCO L’INDIA CHE MI MANCAVA.

Per la strada tanti odori e tanti profumi, gli occhi dei poliziotti puntati, vomito di cane randagio e sopra di esso bicicletta posteggiata, la fogna a cielo aperto, le mosche che giravano attorno ad essa, l’odore di vomito…Cerco un fazzoletto profumato per non sentire, è davvero insopportabile… Capisco ora quando M. mi diceva di essere “strong”.

Un signore che vendeva matite, dopo la mia visita nel suo negozio, mi ha proposto di cambiare da lui i soldi, ma ad una proporzione inammissibile. COME SE VOLESSE FREGARMI SOLO perché SONO OCCIDENTALE. Rossella vuole riprendere con la macchina digitale… e alla fine l’ha fatto!!

In quel momento è passata una donna elegantissima, indiana sì, ma con un portamento un po’ differente dal comune… Mi ha colpita subito ed ecco che nel ripassare ci osserva, ci scruta, capisce che, anche se sotto un altro aspetto, anche noi siamo diverse e si ferma e con tutta timidità in inglese ci chiede da dove veniamo, e perché siamo proprio in questo paesino. Poi ci dice di non spaventarci se “loro” ci guardano così, è che “you look so different”…

 

Ore 24

Stasera ho mangiato benissimo. Pastina buonissima. Ora fuori pioggia monsonica, è diversa perché non è preceduta da un temporale come la nostra… Scende e si fa sentire solo quando picchietta su qualcosa di solido. Quando oggi camminavo non mi dava fastidio. Domani però ci saranno più zanzare. Non riesco a dormire. Continuo a pensare al bambino di oggi. Piangeva e come mi fa notare Rossella, non fa un capriccio. E come dice Massimo, forse è perché ha già capito che non serve a nulla.

 

7 luglio 2004

Stamattina dopo aver detto le lodi e aver fatto colazione sono andata con Rossella a stendere i panni sulla terrazza del convento… Ci sono i monsoni in questo periodo dell’anno e quindi la pioggia continua a cadere senza sosta, riempiendo la zona di fango, ciottoli ma rendendo la vegetazione più rigogliosa! E da qui si vede un paesaggio stupendo, pianeggiante…Si intravedono anche delle piante di tè, veramente fantastiche.

Verso le otto siamo andate nella scuola tenuta dalle suore qui di fronte. Ad accoglierci due bambine in divisa bianca e blu, molto ENGLISH, che ci offrono delle caramelle per il loro compleanno. Ci salutano con un good morning pronunciato perfettamente, così come i bambini che arrivano dopo con l’autobus sempre del convento… Bimbe piccolissime, quattro anni, che magari scendendo dal pullman rischiano di cadere. Sono fantastiche, tutte vestite di blu e con una cravattina a quadri.

È incredibile come qui l’insegnamento e la formazione siano rigorosi; infatti la suora “maggiore” prova a sistemarla nel caso si fossero dimenticati di metterla nel modo corretto.

Dopo di che è incominciato il nostro giro per tutte le classi. Credo che il momento più emozionante sia stato quando la suora ci ha presentato alla classe dei più piccoli… Ci guardavano come se fossimo degli extraterrestri; mentre ci cantavano delle canzoncine indiane, dopo aver detto il “padre nostro” OUR FATHER in inglese.

In quel momento mi sono scese le lacrime in modo tale che non potevo più controllarmi. Era magnifico vedere con quale rispetto, gioia, amore, attenzione ci guardavano e cantavano per noi.

Una bambina, più scura e più in carne rispetto alle altre, mi ha colpito in modo particolare, perché con quegli occhioni grandi continuava a guardarmi? Stavano facendo il classico esercizio che facciamo anche noi, quello di formare il plurale da una parola data, con la differenza che all’età di 4 anni un bambino italiano non sa nemmeno scrivere in italiano, figuriamoci in inglese…

Adesso le lezioni sono tutte in inglese, sicuramente questi sono i bambini più ricchi del luogo; infatti di sera la scuola è tenuta in bengali per quelli più poveri, che infatti non pagano nemmeno la retta.

Le maestre vere e proprie invece sono vestite con il sari… sono molto eleganti. Io mi sento una “barbona” nei loro confronti. Ho i capelli lucidi e per di più insostenibili perché con questo caldo umido mi diventano ricci, non li ho mai avuti ricci…

Partecipiamo ad una lezione in hindi, Caterina fa dei disegni alla lavagna. Io mi siedo sui loro piccoli banchetti, mi mostrano le loro matite (STUPENDE, diverse dalle nostre perché hanno una mina molto più scura). Hanno le stesse difficoltà degli studenti stranieri di hindi all’inizio, nello scrivere, nel pronunciare i vocaboli nuovi, nel sapere se è maschile o femminile…

Ore 14

Stessa scuola ma diversa scolaresca: questi bimbi sono figli dei più poveri della città; non pagano la retta, scrivono sulle lavagnette perché non possono permettersi i quaderni… quando hanno visto la macchina fotografica si sono catapultati per avere una foto e si spingevano l’uno contro l’altro, facendosi anche male.

NON È GIUSTO, perché IL BAMBINO POVERO NON PUÒ COMUNICARE CON NOI, NEMMENO IN HINDI (perché è già tanto se sa il bengali) E QUELLO RICCO PARLA UN INGLESE PERFETTO, perché UNO MANGIA COSE SANE E L’ ALTRO MANGIA COSE CHE NON SI DANNO NEMMENO ALLE GALLINE, PERCHÉ IL BIMBIO RICCO HA LA DIVISA DI UN COLORE E QUELLO POVERO DI UN ALTRO?

Soffro, piango, perché so che non posso fare niente.


Foto tratta da www.basf.com