Articolo in 2 minuti – Probabilmente avrete già notato alcuni indiani che portano il turbante e, alcuni di questi, anche un pugnale.

Si tratta dei sikh, seguaci di una fede che vuole essere una sintesi di Induismo e Islam e che allo stesso tempo da queste si distingue.

Particolarmente importante per questa religione è il quinto maestro e illustre architetto, poeta e filosofo Guru Arjan.

Guru Arjan fece erigere nell’attuale Punjab, lo stato a Nord dell’India confinante con il Pakistan, il famoso Tempio d’Oro, nella città di Amritsar, una delle meraviglie dell’India.

Tutti sono ammessi all’interno del Tempio d’Oro (così come in tutti i templi sikh), senza alcuna distinzione di religione, sesso e ceto sociale, a simbolo di una religione di apertura e accoglienza.

Fu Guru Arjan a cominciare la stesura del libro sacro inserendo gli inni dei guru precedenti e le composizioni di santi hindu e musulmani che erano in armonia con gli insegnamenti dei guru.

Quando l’imperatore Mughal Jahangir gli chiese di aggiungere le lodi del profeta Maometto lui rifiutò. Venne così arrestato e torturato per 5 giorni.

Il 16 giugno la comunità sikh di tutto il mondo, costituita anche da occidentali convertiti, ricorda l’anniversario della sua morte.


 

Per approfondire – Se sentite parlare di religioni globali cosa vi viene in mente?

Il Cristianesimo probabilmente per primo, l’Islam secondo? Forse il Buddhismo? E poi? C’è una quarta religione che, a mio parere, dovrebbe essere inserita nella lista di quelle globali se pensiamo che i suoi seguaci sono a oggi circa 27 milioni e sono sparsi nei quattro angoli della Terra.

Loro sono i sikh… ma sì dai… quelli col turbante! Il termine sikh significa discepolo, studente ed implica quindi la presenza di un guru, di un maestro che lo guidi, che funga da punto di riferimento della fede, colui che è custode degli insegnamenti.

Un sikh è qualcuno che crede nell’uguaglianza, nella fratellanza e in un unico Dio supremo (Ek Onkar) trascendente, ma anche omni-pervadente; qualcuno che creda negli insegnamenti dei dieci guru succedutisi dal 1496 al 1708, raccolti oggi nel Guru Granth Sahib, il libro sacro, unica sacra scrittura al mondo che sia stata compilata dai fondatori stessi della religione nell’arco della loro vita.

In quanto sostenitori di una fede diversa, che vuole essere una sintesi di Induismo e Islam ma che allo stesso tempo da queste si distingue e si discosta, nonostante le premesse pacifiche, durante il XVII secolo, i sikh subirono ripetute persecuzioni e oppressioni da parte delle autorità del tempo.

Vittima martire di questo periodo fu il quinto maestro, Guru Arjan, nato nell’odierno Punjab pakistano nel 1563.

Grande architetto ed organizzatore, Guru Arjan fece costruire nel cuore della città di Amritsar lo splendido Tempio d’Oro che sopravvive ancora oggi come il luogo più sacro della fede sikh. Il Tempio d’Oro venne circondato da una vasca contenente l’acqua santa, l’Amrita, liquido dell’immortalità, e venne dotato di quattro entrate.

Guru Arjan qui proclamò: “la mia fede è aperta alle genti di tutte le caste e di tutti i credo, da qualunque direzione esse vengano e in qualunque direzione si inchinino”.

guru arjan

Istituì il sistema di prelievo di un decimo del salario di ogni sikh perché venisse devoluto in carità e permettesse l’organizzazione delle cucine (Langar) all’interno di ogni tempio (Gurudwara), cucine a cui, ancora oggi, chiunque, senza discriminazione, possa accedere per ricevere un pasto gratis.

Fu lui, eccelso poeta e filosofo, che cominciò la stesura del libro sacro inserendo gli inni dei guru precedenti e le composizioni di santi hindu e musulmani che fossero in armonia con gli insegnamenti dei guru.

Per questo, quando l’imperatore Mughal Jahangir gli chiese di aggiungere le lodi del profeta Maometto lui rifiutò.

Ne venne così ordinato l’arresto e la confisca dei beni; venne fatto sedere su una piastra incandescente e docciato con acqua e sabbia bollenti. Dopo 5 giorni di torture il suo corpo straziato venne portato al fiume Ravi per un bagno.

Sotto gli occhi increduli di migliaia di persone il suo corpo si dissolse nelle acque e da lì non fece più ritorno.

Era il 16 giugno del 1606. La comunità sikh di tutto il mondo, costituita anche da occidentali convertiti, ricorda oggi l’anniversario della sua morte.

Siamo quindi tutti invitati al tempio per rendere omaggio a questo grande difensore della fede e per vivere lo spirito di una delle religioni più accoglienti al mondo.

Siamo tutti invitati, nessuno escluso!

Per saperne di più sui testi del libro sacro dei sikh, leggi anche: Omaggio a Kabir


Immagini tratte dal blog dell’autrice

Articolo tratto dal blog http://www.isentieridelmondo.com/