“Calcutta” è un romanzo di ricordi, narrato in prima persona dalla protagonista, Trisha, una giovane donna bengalese che torna a Calcutta dopo molti anni vissuti in Francia per assistere alla cremazione del padre.

L’autrice del romanzo è nata a Calcutta ed è emigrata a Parigi nel 2001. Ha scelto di scrivere in francese, invece che nella sua lingua madre (il bengalese).


Calcutta è la storia di Trisha, una giovane donna bengalese che torna alle sue origini dopo essere emigrata in Francia, in occasione della morte del padre.

I ricordi, gli oggetti e l’atmosfera della vecchia casa in cui abitava con i genitori riportano Trisha ai tempi dell’infanzia, e la fanno ripercorrere la storia del padre, militante comunista nello Stato indiano (il Bengala Occidentale) dove “il comunismo ha resisto, con libere elezioni, ben oltre la caduta del muro di Berlino.”

Attraverso i suoi occhi di bambina seguiamo la militanza del padre che è insieme ribellione e progressismo borghese, in un’epoca (quella dell’inizio degli anni Settanta) in cui il Bengala è una terra di inquietudine e di tumulti, dove il Congresso è un “partito di destra” che reprime le libertà, e dove iniziano a nascere il nazionalismo e il fondamentalismo religioso.

La storia personale del padre si interseca con quella di Calcutta, terra di scontri e di lotte, così come anche i luoghi personali diventano parte della storia della città: gli oggetti della casa dei genitori, ora vuota, testimoniano un passato belligerante e ricco di inquietudini, e diventano il simbolo di un tumulto sia politico sia interiore.

Nei ricordi di Trisha rivivono tutte le contraddizioni di questo momento storico, viste con gli occhi di una bambina.

Così il padre, dolce e rispettoso, deve però anche nascondere una pistola nella trapunta, e insieme a un senso paterno di sicurezza comunica anche tutte le inquietudini della sua posizione di militante, al servizio di una causa diversa da quella della famiglia.

Accanto al padre, figura centrale in questo ritorno a Calcutta, si affiancano altri personaggi che completano il quadro: la madre, malata di depressione (o semplicemente di malinconia), la nonna dal passato ancora più sorprendente, i parenti così diversi ed eterogenei.

Calcutta è un libro sul passato, su una memoria che deve essere ricostruita, reinventata, come i pezzi di un puzzle incompleto da ricomporre.

E’ un romanzo fatto di nostalgia e rimpianti, di ricordi e di ritorni, e spesso sofferto e sofferente. Calcutta è un romanzo impressionista, dai toni leggeri e dai contorni sfumati, quasi sospeso nella rievocazione del ricordo.E’ la rievocazione, attraverso una storia umana, di una città con tutte le sue contraddizioni, lotte, incertezze, e con tutta la sua tenerezza.


Shumona Sinha è nata a Calcutta nel 1973 a Calcutta ed è emigrata a Parigi nel 2001. Scrive in francese.

Ha pubblicato anche A morte i poveri!


Consigliato a chi ama i romanzi di memorie, eterei e quasi sospesi nella rievocazione dei ricordi. A chi ama Calcutta.


Shumona Sinha, Calcutta, Edizioni Clichy, 2016 

(Edizione originale: Calcutta, 2015)

Traduzione di Tommaso Gurrieri

pp.240, € 15