Elisa Chiodarelli ha iniziato a viaggiare da bambina e non ha più smesso. Dice di farlo sempre con tutti i sensi: con la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto e il cuore.

Questa volta ci racconta dell’arte del “block print”, ovvero la xilografia e tutte le meravigliose stampe da essa ottenuta. 

Potete trovare qui e qui gli articoli originali a riguardo del block print. 


 

Nel villaggio di Ajrakhpur, ad una decina di kilometri da Bhuj, la capitale del distretto, vive la famiglia di Ismail Mohammad Khatri, uno degli artigiani più importanti e famosi nell’arte del Block Print.

Gli antenati di Ismail Khatri si trasferirono qui quattro secoli fa, richiamati dal Sindh per mettersi a disposizione dell’allora principe di questa parte dell’India, un re di stirpe Rajput-Jadeja.

Evidentemente i regnanti dovevano amare molto l’arte tessile, perchè molte famiglie di tessitori, tintori e stampatori si stabilirono in Gujarat proprio in quel periodo, come il clan Khatri appunto, ma anche molte famiglie artigiane del Maharashtra, che diedero vita alla tradizione della seta Patola a doppio Ikat (parlerò anche di questo stile). Pare che il principe Jadeja avesse regalato ai Khatri appezzamenti di terra in prossimità dei corsi d’acqua, necessari per lavare le stoffe tinte, e avesse anche dispensato questo gruppo dal pagamento delle tasse, per facilitare il loro commercio.

Sta di fatto che da allora lo stile Ajrakh (o Block Print) tipico di queste famiglie di artigiani divenne famoso e molto richiesto, dai principi ma anche dalla gente comune di queste terre, che cominciò ad utilizzarlo per caratterizzare esteticamente la propria appartenenza alle diverse caste e comunità.

Ismail Khatri, un ospite davvero squisito, sempre pronto ad offrirci un buonissimo chai di latte di bufala, ci spiega che la sua è la nona generazione di stampatori Ajrakh (anche il fratello è impegnato in questo lavoro), mentre i due figli maschi rappresentano la decima generazione, che fortunatamente è riuscita a mantenere la tradizionale attività artigianale.

Negli ultimi tempi, dopo la crisi del settore tessile tradizionale degli anni Sessanta, l’interesse per queste tecniche antiche di produzione di tessuti è aumentata notevolmente, tanto che Ismail Khatri ha potuto aggiungere, sulla targa all’ingresso della sua azienda, il titolo di ‘Dr.’, dovuto ad una laurea ad honorem conferita dall’Università di Leicester, UK, nel 2003.

Oltre a questo riconoscimento per la sua attività e il suo impegno, Dr. Ismail ha ricevuto molti altri premi, viaggia moltissimo per incontrare studiosi e ricercatori di tutto il mondo, ha ospitato nella sua casa le troupe della tv di stato indiana, del National Geographic e di molte altre emittenti internazionali. Insomma, è davvero una star, ma con la semplicità e l’accoglienza di una persona d’altri tempi.

 

E con il nipote sulle ginocchia, Dr. Ismail ci spiega la tecnica Ajrakh di stampa di stoffa di cotone, seta e lana, per la quale i Khatri utilizzano colori naturali (…anche colori sintetici qualche volta, per la verità) derivati da fiori, foglie, frutti, radici, cortecce e corazze di insetti.

Uno stile molto complesso in cui la stoffa viene ripetutamente sottoposta alla stampa con l’uso dei blocchi di legno intagliato, con 4 o 5 passaggi di colore, ciascuno dei quali necessita di diverse fasi di imprimitura, bagno di colore (a caldo o a freddo), risciacquo, asciugatura.

Parlare della tecnica del block print significa aprire un capitolo importante sulle tinture naturali, sugli strumenti che vengono usati per stampare il tessuto, cioè i blocchi di legno, e sulle innumerevoli fasi di passaggio di colore-bagni-risciacqui e asciugature al sole. E’ un lavoro piuttosto complesso, che richiede oltretutto uno spazio idoneo, un grande cortile nel caso del laboratorio del Dr. Ismail, in cui lavorano fino a 12 persone.

Su ogni lato del cortile sono sistemati i grandi contenitori per la tintura ad immersione a caldo della stoffa, i lunghi tavoli di legno sui quali viene stesa per essere stampata, secchi e bacinelle per mescolare il colore, un forno sormontato da una cisterna utilizzata per far bollire il tessuto durante le diverse fasi di tintura.

E’ un luogo strano nel suo complesso, chiazzato di amaranto e di alizarina in ogni angolo, dove grandi paioli giallo zafferano continuano a bollire e a fumare, e i ragazzi che si aggirano per prendere e portare le pile di stoffa colorata hanno le mani tinte fino al gomito di meravigliosi colori brillanti.

Perfino i cuccioli – nati da pochi giorni da una delle cagnette randagie del villaggi o- sono di un sorprendente blu indaco!

Il tessuto viene preventivamente bollito per eliminare ogni traccia di cere o sostanze grasse, per fare in modo che le tinture seguenti si fissino più tenacemente alla fibra e resistano inalterate molto tempo.

Poi inizia il lungo processo di stampa, per il quale la stoffa viene preparata utilizzando dei mordenti, che aiutano le tinture a fissarsi, e dei ‘resistenti’, che impediscono al colore di tingere le aree che si vogliono conservare del colore di fondo.

Per ciascun telo da stampare (può trattarsi di un sari o di stoffa a metratura) si utilizzano fino a 22 blocchi di legno diversi, che servono a stampare i contorni o i riempimenti dei diversi motivi decorativi. Quindi ci saranno i blocchi usati per i motivi di contorno, i motivi centrali, i motivi del pallu, cioè la parte finale del sari, quella che viene drappeggiata e portata sulla spalla.

Gli artigiani tracciano sulle pezze di stoffa ben stese i contorni del disegno da realizzare, scelgono il motivo decorativo complessivo e preparano i blocchi da utilizzare. Poi, con grande abilità stampano nel primo colore dei tre o quattro presenti sulla stoffa i motivi di contorno e i diversi riempimenti, che vengono lasciati asciugare prima di passar al colore successivo.

Tra i diversi passaggi di stampa, e a seconda del motivo decorativo complessivo, la stoffa subisce dei bagni di colore, dal più chiaro al più scuro, che copriranno alla fine l’intera superficie della stoffa. Tra un bagno di colore e l’altro le pezze di stoffa vengono accuratamente risciacquate in acqua corrente, strizzate e stese ad asciugare al sole.


Tutte le foto sono state scattate dall’autrice nel laboratorio di Ismail Khatri, Ajrakhpur, Kutch